Viterbo – (g.f.) – Ottantamila euro, centesimo più, centesimo meno, per il consiglio comunale e le commissioni.
Tanto è il costo previsto per il 2017 a palazzo dei Priori, per il funzionamento dei due organi. Un conteggio veloce veloce da fare. A ciascun consigliere spetta un gettone di presenza pari a 53,45 euro a seduta, quindi, serve accantonare la somma per i prossimi mesi.
Nulla di strano. È la democrazia, bellezza, e non c’è di che meravigliarsi. Partecipare alle sedute, proporre iniziative, o assistere a inutili panegirici di alcuni colleghi, comporta sacrifici, a volte anche economici.
Giustamente devono essere ricompensati. Almeno in parte. Altrimenti, la politica sarebbe appannaggio solo di chi se lo può permettere.
Quindi, 80mila euro, come tetto massimo stimato, non è somma che scandalizza.
Anche se magari, con i perenni problemi di cassa a palazzo dei Priori, questo sarà l’anno in cui decideranno per un taglio a riunioni. Oppure, optando per essere maggiormente produttivi. Auspicabile, ma poco probabile. Basta scorrere l’infinita lista di punti all’ordine del giorno rimasti inevasi. Molti dei quali destinati a sopravvivere al Michelini 1.
Perché se è comprensibile che i consiglieri abbiano un rimborso, un po’ meno lo è andando a valutare, caso per caso, la produttività di certi consigli comunali o sedute di commissione. È vero che sono gettoni di presenza, ma solo la presenza, forse è un po’ poco.
Quando saltano, quando si perdono interi pomeriggi al discutere del nulla o quando, peggio ancora, si deliberano provvedimenti che poi restano lettera morta.
Tanto tempo speso invano e soprattutto così, i gettoni più che giusto compenso, assomigliano a mancette.
