Roma – Pedofilia, zio assolto in appello e condanna confermata al padre.
Condannati in primo grado a 12 e 8 anni di carcere per violenza sessuale aggravata su tre sorelle di 9, 6 e 4 anni, figlie dell’uno e nipoti dell’altro. Il caso fece scalpore. A distanza di quattro anni dalla sentenza, risalente al 2014, nei giorni scorsi la corte d’appello di Roma ha assolto da tutte le accuse con la formula più ampia lo zio. Ha invece confermato la condanna a 12 anni del padre. Nel frattempo, il primo febbraio, è stata condannata a 3 anni e 5 mesi anche la madre delle piccole, per non avere vigilato come avrebbe dovuto sulle figlie.
Lo zio, che all’epoca dei fatti lavorava in Austria, nel 2007 fu fatto rientrare in Italia con la scusa che il fratello era rimasto vittima di un incidente e bloccato alla frontiera. Entrambi furono arrestati e finirono a Mammagialla. “Il mio assistito ha scontato ingiustamente cinque mesi di carcere, per cui ora chiederemo il risarcimento per ingiusta detenzione. E a causa delle accuse infamanti per cui è stato arrestato ha perso anche il lavoro. Finalmente è stata fatta giustizia, ma nessuna somma potrà ripagare quest’uomo che è stato perseguitato per dieci lunghissimi anni da accuse ingiuste”, il commento a caldo del difensore Stefania Sensini subito dopo la sentenza, arrivata verso le cinque del pomeriggio. Decisiva una perizia psicologica, depositata nel corso del processo alla madre, secondo cui le due sorelle più piccole sono da considerare attendibili, mentre la più grande – l’unica che abbia accusato lo zio – non lo è.
I gemelli furono arrestati nel febbraio 2007 in seguito alle confidenze fatte dalle presunte vittime alle operatrici della casa famiglia di Bagnoregio cui erano state affidate a causa delle disagiate condizioni della famiglia. I presunti abusi, che secondo i referti medici non sarebbero sfociati in rapporti completi, sarebbero consistiti in palpeggiamenti e altri atti a sfondo sessuale, quando, assente la madre, venivano denudate per il bagno o per il cambio d’abito. Secondo le difese, le bambine potrebbero aver confessato i presunti abusi per evitare di essere rimandate a casa dai servizi sociali. L’avvocato Sensini, in particolare, ha fin dall’inizio sollevato il dubbio, dato che si tratta di gemelli monozigoti, di uno scambio di persona padre-zio.
