Viterbo – Boom di cingalesi nella Tuscia, al via il maxiprocesso scaturito dall’operazione Coast to coast contro un presunto traffico di immigrati clandestini. Nel frattempo gli imputati si sono dimezzati. Sono passati da 42 a 22, dopo la pioggia di prescrizioni formalizzate ieri alla prima udienza davanti al collegio presieduto dal giudice Savina Poli, a latere Giacomo Autizi e Giovanni Pintimalli. Intanto sono passati otto anni.
Era il 18 marzo 2009 quando scattò il blitz congiunto di polizia e carabinieri. In manette finirono una professionista, un’impiegata dell’ufficio provinciale del lavoro, un dipendente di una società partecipata e due cingalesi. Oltre sessanta gli indagati a piede libero. Al centro dell’inchiesta della pm Paola Conti un presunto traffico a scopo di lucro di decine di cittadini dello Sri Lanka, che sarebbero stati fatti entrare in Italia col trucco di finti contratti di lavoro come colf, giardinieri, badanti, in cambio di somme tra i 4mila e i 7mila euro.
Per venti dei 42 indagati rinviati a giudizio dal gup Francesco Rigato la prescrizione è arrivata ieri prima dell’inizio del processo. Accuse già prescritte in sede di udienza preliminare per un altro imputato. In cinque, invece, sono già usciti di scena patteggiando pene tra gli 8 e i 16 mesi, con multe tra i 12mila e i 16mila euro.
A processo con gli altri ventuno, invece, la dipendente dell’ufficio provinciale del lavoro – difesa da Angelo Di Silvio – contro la quale, per danno d’immagine, si è costituito parte civile il ministero del lavoro. Gli immigrati, secondo l’accusa, venivano licenziati non appena toccato il suolo nazionale, avendo però maturato il diritto a restare un anno nel Belpaese. Da record i numeri dell’inchiesta del pm Paola Conti, che si concluse con 5 arresti domiciliari, 7 obblighi di firma, 8 appartamenti sequestrati e 65 indagati a piede libero.
