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Schianto sulla Commenda, scontro fra periti

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Un'aula del tribunale

Un’aula del tribunale

Viterbo – Scontro tra due auto sulla Commenda, un automobilista 84enne muore dopo due giorni di agonia a Belcolle e l’altro finisce a processo per omicidio colposo.

Era il primo pomeriggio del 5 novembre 2010.

Secondo l’accusa l’imputato avrebbe percorso la provinciale con la sua Polo a velocità troppo elevata: 85 chilometri orari a fronte di un limite di 70. 

Il che gli avrebbe impedito di frenare in tempo all’uscita della Panda del pensionato da una strada laterale, strada Vallalta. Per la difesa è stata la Panda a non rispettare lo stop.

Nel frattempo sono passati oltre cinque anni e il figlio, che si è costituito parte civile con l’avvocato Fausto Barili, in attesa che la giustizia faccia il suo corso, non ha avuto alcun risarcimento dall’assicurazione. A causa dell’incidente ha perso anche la madre: il dolore è stato così forte, che è morta anche lei, tre mesi dopo. 

Il processo, partito a Montefiascone, è stato trasferito a Viterbo con la chiusura delle sedi distaccate del tribunale. Poi ci sono stati dei cambi di giudice. Giovedì è finalmente entrato nel vivo davanti al giudice Rita Cialoni. Ed è stato scontro tra i periti nominati dal pm, dalla parte civile e dalla difesa. Tutto si gioca su due secondi. Uno o due farebbero la differenza, ma sul calcolo dei tempi dell’impatto le posizioni sono contrastanti. Dalla parte di accusa e parte civile due testimoni, due automobilisti di passaggio secondo i quali l’anziano avrebbe rispettato lo stop.

Una famiglia distrutta.

“Mio suocero godeva di ottima salute – ha spiegato la nuora a margine dell’udienza – gli avevano rinnovato la patente a luglio e, dopo pranzo, stava andando in campagna a raccogliere le olive. E’ morto a causa delle gravissime lesioni riportate. Ma anche se fosse sopravvissuto, sarebbe finito sulla sedia a rotelle. E la moglie, per il dolore, se ne è andata a tre mesi di distanza. Da allora aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso”.

Una corsa contro la prescrizione, per arrivare almeno a una sentenza di primo grado. E, in caso di condanna, sperare in un risarcimento. Si torna in aula a settembre. 


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