Viterbo – (p.p.) – “Si scongiuri la scissione”.
Alessandro Mazzoli considera la divisione del partito un grande errore e, fino all’ultimo, continuerà a sperare che ciò non accada. Resta nel Pd, senza dubbio, ma oggi, alla direzione, quando molte delle carte verranno svelate, auspica buon senso da parte di tutti.
Come vede l’ipotesi della scissione?
“Finché ce ne è la possibilità – dice Mazzoli – bisogna fare di tutto per scongiurare la scissione. Ho sperato molto, in queste settimane, che ci fossero segnali di apertura sia da parte di Renzi che dalla minoranza per ricostruire il filo di un dialogo e di un percorso unitario verso il congresso. Congresso all’interno del quale, poi, distinguersi, ognuno con le proprie posizioni”.
Che idea si è fatto di tutta questa situazione?
“Considero la scissione un errore. Un grande errore, sia nei confronti di quello che rappresenta il progetto del Pd, sia se consideriamo quello che sta accadendo nel mondo, in Europa e nel nostro paese. Dividere e frammentare il principale partito del centrosinistra non aiuta né a concludere la legislatura nel modo migliore, né a costruire una prospettiva di crescita”.
Se scissione ci sarà, quale sarà la sua posizione?
“Resto nel Pd che considero casa mia e il luogo in cui rafforzare il confronto tra punti di vista differenti. Voglio che sia un luogo in cui la ricchezza di posizioni non venga mai meno. Per questo considero sbagliata la scissione, perché penso che le diversità di vedute si debbano far vivere all’interno del Pd, anche alla luce di una battaglia congressuale. La mia scelta è quella di restare qui”.
Eventualmente, quale sarà il suo candidato?
“Quando ci saranno, deciderò. In queste ore, più che sposare posizioni, spingo perché si scongiuri la scissione”.
Quando si saprà ufficialmente?
“Alla direzione prevista in giornata verrà decisa e votata la commissione che gestirà la fase congressuale e ne delineerà le regole. Mi auguro che ne facciano parte tutte le anime del partito e che poi si arricchisca dei rappresentanti di tutti i candidati che si presenteranno. Capiremo dunque già da oggi se dovremmo prendere atto che una parte ga deciso di non esserci”.
Chi, secondo lei, ha innescato questa bomba?
“C’è stata una accentuazione di toni e una divaricazione di posizioni sia da parte del segretario che della minoranza. Non bisognava neanche pronunciare la parola scissione e chi lo ha fatto, mi riferisco alla minoranza, ha compiuto un grave errore. Di contro, potevano essere spese più parole e maggiore energia per evitare che si arrivasse a questo punto.
Non nascondo che, nelle posizioni di qualcuno, c’era l’intenzione, già prima del referendum, di anticipare la divisione e andare fino in fondo”.
Di chi parla?
“Di alcuni che hanno sposato la causa del No, prevalentemente per mettersi contro Renzi”.
Che clima si respira nel partito?
“Un clima estremamente difficile, di disorientamento e anche di stanchezza rispetto a una discussione di questo tipo. Da quello che avverto io, non si sentiva affatto il bisogno di un dibattito sulla scissione. Veniamo da un percorso di più di venti anni in cui si è fatto di tutto per costruire forze più grandi e inclusive e adesso – conclude Mazzoli – un ritorno al passato è davvero qualcosa di incomprensibile”.
