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“Terme e trasversale, due obiettivi fondamentali per la Tuscia”

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L'intervento di Giancarlo Turchetti alla conferenza organizzativa Uil Roma e Lazio

L’intervento di Giancarlo Turchetti alla conferenza organizzativa Uil Roma e Lazio

Daniela Manzi (Uil Tucs Viterbo), Alberto Civica, Elvira Fatiganti (segretario generale Uil Tucs Viterbo), Pierpaolo Bombardieri (segretario organizzativo Uil), Giancarlo Turchetti

Daniela Manzi (Uil Tucs Viterbo), Alberto Civica, Elvira Fatiganti (segretario generale Uil Tucs Viterbo), Pierpaolo Bombardieri (segretario organizzativo Uil), Giancarlo Turchetti

L'intervento di Giancarlo Turchetti alla conferenza organizzativa Uil Roma e Lazio

L’intervento di Giancarlo Turchetti alla conferenza organizzativa Uil Roma e Lazio

Il segretario generale Uil Carmelo Barbagallo e il segretario Uil Roma e Lazio Alberto Civica

Il segretario generale Uil Carmelo Barbagallo e il segretario Uil Roma e Lazio Alberto Civica

L'intervento di Giancarlo Turchetti alla conferenza organizzativa Uil Roma e Lazio

L’intervento di Giancarlo Turchetti alla conferenza organizzativa Uil Roma e Lazio

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La conferenza organizzativa della Uil, conclusasi lo scorso fine settimana, ha avuto un obiettivo su tutti, condiviso da tutti i territori. Rilanciare il ruolo e la forza del sindacato dei lavoratori e dei cittadini.

Rilanciare ruolo e forza per stare sul territorio, con più servizi. Per ascoltare le persone e risolvere i problemi. Per dare risposta a necessità e bisogni.

Per stare al fianco delle famiglie, sostenendone anche le preoccupazioni, per un licenziamento oppure un figlio che studia e non si hanno le risorse – come sempre più spesso accade – per farlo arrivare alla fine del percorso, “ai gradi più alti”, come la nostra Costituzione insegna e prevede per i “capaci e meritevoli” sebbene privi di mezzi.

In questi anni il sindacato – tutti i sindacati – hanno subito un attacco senza precedenti. Un attacco volto ad indebolirne la forza prima all’interno della società civile, poi direttamente sul posto di lavoro. Un attacco duro, diretto verso quelle che sono le fondamenta dell’azione sindacale, le sue stesse risorse.

Le risorse dei lavoratori che, con i tagli al patronato, sono state letteralmente “saccheggiate”. Abbiamo resistito, abbiamo reagito. Oggi dobbiamo riorganizzarci. E abbiamo già cominciato a farlo, concretamente, creando un’unica struttura di Caf a livello regionale. Una scelta che riguarderà anche il patronato e che entrerà a pieno regime nel corso di quest’anno.

Dobbiamo poi ampliare le competenze dei singoli territori superando i confini provinciali per andare a coprire tutte quelle zone della nostra regione dove il sindacato confederale ancora non è arrivato. E la proposta del sindacato, è la proposta giusta: tornare sui territori, fianco a fianco con cittadini e lavoratori.

Organizzarli, non solo sul posto di lavoro, ma direttamente e all’interno stesso del tessuto sociale. Perché è lì che viviamo tutti, in un mercato del lavoro sempre più diffuso a livello sociale. Sempre più “innervato” su rapporti tra le persone. Oggi è difficile distinguere tra posto di lavoro e società.

E’ un continuo lavorare, essere al lavoro. Ovunque ci si trovi. E in questo, le cosiddette nuove tecnologie, di certo non hanno aiutato. Hanno anzi diffuso meccanismi di sfruttamento a tutti i livelli del sociale. Ed è da lì che dobbiamo ripartire.

Da una società che giorno dopo giorno diventa sempre più “fabbrica sociale” sviluppando nuove forme di conflitto che il sindacato deve sapere interpretare e organizzare.

Interpretare e organizzare anche per creare al proprio interno una nuova generazione di giovani sindacalisti capace di entrare in sinergia con le capacità, la storia e l’esperienza dei gruppi dirigenti. Una nuova generazione in grado di farsi fin da subito gruppo dirigente, di assumersi la responsabilità di difendere i diritti dei lavoratori e dei cittadini e di conquistarne di nuovi. Capace di tornare a giocare in attacco e non più di rimessa.

Del resto, non ci siamo nemmeno abituati a giocare di rimessa. Abbiamo sempre guardato oltre l’ostacolo. Abbiamo solo bisogno di una nuova forma di organizzazione, regionalizzata e funzionale agli obiettivi da raggiungere, in grado di intercettare le novità e di trasformarle in organizzazione del conflitto e della trattativa.  Al servizio dei lavoratori, dei cittadini e del territorio. Solo ed esclusivamente.

Ed è in tale direzione che la Uil di Viterbo sta lavorando da diverso tempo, dal nostro ultimo congresso. Dalla strada tracciata due anni fa dal congresso nazionale.

Una direzione precisa: le forze del lavoro crescono solo se crescono in sinergia con lo sviluppo del territorio e i diritti dei cittadini. Diritti che vanno alimentati di giorno in giorno. Ed è quello che abbiamo fatto.

Ad esempio, abbiamo raggiunto un accordo importante con la parrocchia di Santa Maria Nuova a Viterbo, la più importante parrocchia del centro storico. Don Mario ci ha messo a disposizione un’intera struttura. Noi, ci abbiamo messo dentro i servizi per i cittadini del quartiere e della città.

E abbiamo già ottenuto un altro importante risultato: la pubblicazione, assieme ad alcune associazioni di volontariato che lavorano sul territorio. Assieme a loro abbiamo organizzato un giornale interamente gestito da ragazzi che vanno dai 7 ai 13 anni. Il giornale si chiama “il Viterbino” ed è disponibile online sul sito della Uil di Viterbo. Cosa viene insegnato a questi ragazzi? Non solo le regole del giornalismo, non solo come si fa un giornale. Ma gli viene insegnato come – attraverso la stampa – funziona una democrazia fondata sul lavoro, come la nostra Repubblica. Ed è stata una conquista. Una conquista per i ragazzi e i loro genitori, una conquista soprattutto per noi che ci siamo messi al servizio delle famiglie. Famiglie di cittadini e lavoratori.

Questo è il sindacato. Il sindacato dei cittadini.

Un territorio, quello della provincia di Viterbo, che ha tassi di disoccupazione che si avvicinano sempre più alla soglia del 20%, mentre quella giovanile si assesta ormai oltre il 40% dopo che pochi anni fa ha addirittura toccato la punta massima del 54%, ben 10 punti in più rispetto a quella nazionale. Un territorio che vede la sanità – e i suoi fondamentali servizi, un diritto di tutti – annaspare e dove i diritti dei cittadini vengono talvolta garantiti solo a seguito di un’azione sindacale che non si limita solo alla difesa dei posti di lavoro, ma compie azioni di solidarietà e sostegno per le famiglie dei lavoratori.

La Trasversale va fatta. Superando tutti i ritardi che vedono questo importante snodo stradale ancora incompiuto. Non ancora concluso. Da oltre 40 anni, nonostante sia stata più volte finanziata. E la Trasversale va realizzata perché è fondamentale per tutto il nostro territorio. E per tutto il centro Italia.

Un territorio che deve crescere, puntando sulle sue risorse, investendo sulle proprie ricchezze. E’ così che si vince ed è così che possiamo tornare a creare nuovamente reddito, a difendere i posti di lavoro. È un investimento che dà lavoro, crea nuovi posti di lavoro e soprattutto porterà turismo nelle nostre terre.

Il turismo, la nuova fonte di reddito, la nuova economia – sostenibile e compatibile con le nostre risorse – probabilmente la sola che abbiamo. La Trasversale serve a questo. Serve a dare lavoro, serve a dare quella spinta necessaria al territorio per ripartire. La Trasversale serve per collegare finalmente il centro Italia e Viterbo a uno dei più grandi porti del Mediterraneo, il porto di Civitavecchia.

Una città complessa e difficile, che sta subendo le conseguenze e i contraccolpi della crisi in modo pesante. Un tessuto urbano e portuale dove la Uil è tornata di nuovo ed è tornata con forza. Anche in tal caso con azioni di solidarietà in favore di associazioni che, ad esempio a Ladispoli, si sono viste sottrarre gli spazi pubblici necessari per portare avanti le loro attività a sostegno del territorio. Attività di volontariato. Anche in tal caso siamo stati al loro fianco e abbiamo vinto.

Una città, Civitavecchia, dove – grazie all’azione e alla capacità di pensare il tessuto urbano e le sue relazioni da parte del sindacato – la regione Lazio ha dato il via libera all’area franca nei pressi del porto per lo sdoganamento delle merci. Un risultato fondamentale che ridurrà notevolmente i costi delle imprese senza incidere però sul costo del lavoro. Anzi, con la prospettiva di creare nuovo lavoro portando sul territorio un numero sempre crescente di imprese.

L’altra cosa che va fatta, per cui battersi e battersi fino in fondo, è il polo termale. Una speranza necessaria, un obiettivo in cui credere e crederci fermamente. Perché è un treno che non possiamo perdere. Come la stessa regione Lazio suggerisce, visto che anche l’amministrazione Zingaretti vuole fare della città dei Papi un vero e proprio Polo termale regionale.

Viterbo e il territorio della sua provincia da soli non bastano per attirare turisti. Non abbiamo nulla da invidiare alle altre città termali. Occorre solo non perdere l’occasione. E il sindacato non vuole essere complice di un’occasione persa. E per non esserlo, è necessario lottare. Fino in fondo.

Giancarlo Turchetti
Segretario generale Uil Viterbo


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