Civita Castellana – “Trombe da stadio, megafoni, urla e uno striscione enorme di Casapound con su scritto Ruotolo, talmente grande che nella piccola stanza non ci stava ed è rimasto tutto spiegazzato”. Così un testimone ha descritto ieri il raid di Casapound al comizio del giornalista Sandro Ruotolo, l’11 febbraio 2013, a Civita Castellana. “L’irruzione è durata 1-2 minuti, ma la gente ha avuto paura, si è creato allarme, Ruotolo cercava le forze dell’ordine che non c’erano, io ho fatto quattro fotografie, poi mi sono messo tra lui e quelli di Casapound per evitare contatti”, ha raccontato Giocondo Gregori, all’epoca militante nell’Italia dei valori.
E’ ripreso così, ieri davanti al giudice Silvia Mattei, il processo agli otto attivisti viterbesi di estrema destra tra i 25 e i 33 anni imputati per il blitz di Casapound a Civita Castellana durante un comizio elettorale del giornalista Sandro Ruotolo. Accadde nel pieno di una sentitissima campagna elettorale, in cui Ruotolo era candidato governatore della Regione Lazio per la lista Rivoluzione Civile guidata dall’ex pm antimafia Antonio Ingroia. All’improvviso avrebbero fatto irruzione nella sala “Pablo Neruda”, scandendo slogan, insulti e accendendo un fumogeno, secondo quanto raccontato da Ruotolo.
“Turbativa in concorso di una riunione di propaganda elettorale” secondo l’accusa. Una “goliardica contestazione” per Casapound, con il difensore Domenico Gorziglia che ieri è tornato a chiedere il proscioglimento di tutti gli imputati ex articolo 129, in quanto il reato sarebbe impossibile da contestare. Nella memoria consegnata al giudice Silvia Mattei, che già una volta aveva rigettato la richiesta, torna a sottolineare come la “turbativa di una riunione di propaganda” valga solo per le elezioni a camera e senato, mentre il decreto non fa riferimento alle elezioni regionali. E siccome il teste ha confermato che si trattava proprio di “un comizio elettorale per le regionali” la difesa ha fatto un nuovo tentativo. Il giudice si è riservato. A ottobre la discussione.
Per la cronaca, la “goliardica contestazione” sarebbe stata messa in atto dopo che Ruotolo aveva deciso di non stringere la mano a un esponente di Casapound. “Non c’è dialogo con chi offende”, commentò il giornalista, ribadendo l’orgoglio di essere “antifascista”.



