Civita Castellana – “Una persona squisita, un parroco molto amato”. Sul sacerdote di Civita Castellana accusato da alcuni ex allievi dell’istituto religioso Provolo di Verona di abusi sessuali su bambini sordomuti la curia rassicura: “E’ una brava persona, squisita, a cui non si può dire nulla. Anche come parroco è molto amato. Non se ne può che parlare bene”.
Sono sessantasette le vittime di violenze sessuali che sarebbero avvenute fino agli anni ’80 all’istituto religioso di Verona. All’epoca dei fatti la struttura ospitava bambini sordomuti, e a commettere gli abusi sarebbero stati i sacerdoti. Ora le presunte vittime chiedono i danni al Vaticano, dopo che il reato è finito in prescrizione. Un anno fa hanno chiesto a papa Francesco l’istituzione di una commissione indipendente e l’apertura degli archivi della Cei e della congregazione della fede. Ma non hanno ancora ricevuto risposta.
A riaccendere i riflettori sul caso è stata la trasmissione della 7 Piazza pulita, condotta da Corrado Formigli. Per l’inchiesta il giornalista Luca Bertazzoni si è spinto “nelle campagne viterbesi. Qui, vent’anni fa – racconta l’inviato -, si è trasferito don ***, uno dei sacerdoti dell’istituto Provolo accusati di aver violentato degli alunni. Don *** è anche presidente della federazione italiana assistenza sacerdoti”. Il prete viene così ricordato da un ex allevio dell’istituto: “Avevo 7 anni – racconta nel servizio della 7 -. Mi ha tirato per un orecchio. Mi ha portato al bagno. Mi ha tolto i pantaloni e le mutande e ha abusato sessualmente. Per tre volte. Ho subito abusi sessuali anche da altri preti: in tutto 14”.
“E’ una vicenda bruttissima, senza alcun fondamento” fanno sapere dalla curia di Civita Castellana, mentre il vescovo Romano Rossi impegnatissimo, non vuole essere disturbato. Anche se, proprio ieri, non ha mancato di rilasciare questa dichiarazione al Messaggero: “La diocesi ha condotto un’indagine accurata da cui è emersa la totale infondatezza delle accuse. Abbiamo anche capito da dove provengono e chi tira le fila di queste imputazioni. Sarà compito della magistratura capire il perché”.
Nell’inchiesta televisiva della 7, un finto prete ha anche incontrato il sacerdote accusato, confessandogli di aver toccato e baciato un bambino. Ecco la risposta: “Tu gli presenti la tua situazione – afferma il prete indicando un lista di nomi – e gli dici: ‘Guarda, ho avuto questa… chiamala difficoltà’; questo incidente. Non lo so, chiamalo come vuoi. Ti conviene buttar fuori tutto perché tutti questi hanno il segreto professionale, eh. Io ti do quelli di cui mi fido e che so, che conosco di più. Non succede niente guarda, ti assicuro. Con queste persone che ti ho dato, non ti succede proprio niente. Questi ti consiglieranno anche, per esempio, eventualmente, altre soluzioni se nella tua diocesi di origine è un problema. Basta una piccola amplificazione sui giornali e… ciao, sei fritto. Questi sanno anche come difenderti dai giornali. Una delle cose a cui facciamo molta, molta attenzione sono proprio i mezzi di comunicazione: non devono entrare in queste situazioni qua”.
A Civita Castellana, in corso Bruno Buozzi, come si vede dalle immagini del servizio, il giornalista Bertazzoni incontra il sacerdote. “Io non c’entro niente – si difende il prete -. Ma voi siete stupidi oppure ci somigliate? Io non c’entro niente. Nel modo più assoluto. Andate a farvi benedire. Ma voi siete malati. Siete malati qua dentro. Sa da quanto tempo sono via dal Provolo? Ma sa da quanto tempo? E sa quanto tempo dopo è venuta fuori questa storia? Non capisco perché voi andate dietro questa cosa qua. Poverini (in riferimento agli ex allievi dell’istituto religioso, ndr). Ma se non sanno neanche chi sono…”.




