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“La mafia mi chiese di uccidere Attilio”

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Attilio Manca

Attilio Manca

Viterbo – “La mafia di Barcellona mi chiese di uccidere Attilio Manca. Il boss Umberto Beneduce mi disse che per l’esecuzione mi avrebbe fornito una pistola e una moto. Mi spiegò che il medico poteva dare fastidio a livello processuale”. E’ Giuseppe Campo il pentito che a settembre ha scritto ad Antonio Ingroia, avvocato di parte civile della famiglia Manca, raccontando di essere stato contattato alla fine del 2003 per uccidere l’urologo siciliano. Lo scrive Il fatto quotidiano.

Campo, ex aggregato alla mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, “raggiunto nei giorni scorsi da Ingroia nella località segreta dove è detenuto, ha riempito – secondo i giornalisti Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza del Fatto – un lungo verbale, raccontando di aver accettato l’incarico (di uccidere Manca, ndr), ma non portò a compimento perché Beneduce, in un secondo incontro gli comunicò che la missione era “sospesa”. Poi, tra febbraio e marzo 2004, tramite un intermediario, Campo seppe “che il medico era già stato ucciso e che dell’omicidio si erano occupate altre tre persone”. Una delle quali – scrive sempre Il fatto quotidiano – era il cugino di Attilio Manca. Fu proprio l’intermediario raccontare a Campo “che Manca aveva curato Provenzano” e che per assistere il boss “se lo erano portato fino in Francia””.

A 13 anni dalla morte dell’urologo, trovato cadavere nella sua abitazione di Viterbo l’11 febbraio 2004, il caso è tornato sulla scrivania del procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone che – come ha rivelato Ingroia – “ha aperto un fascicolo per omicidio di matrice mafiosa contro ignoti”.

Da sempre la famiglia Manca sostiene che Attilio sia stato eliminato dopo aver visitato e curato il boss della mafia Bernardo Provenzano. Una tesi che non ha trovato conferma nelle aule di giustizia: per la morte del medico, l’unico procedimento penale aperto è a carico di Monica Mileti, la pusher che secondo l’accusa avrebbe fornito a Manca la dose di eroina che gli è stata fatale.

“Dopo tanti anni – ha ribadito al Fatto quotidiano Angela Gentile, la mamma dell’urologo – spero che gli inquirenti facciano i dovuti approfondimenti sulla fine di mio figlio, oggetto di numerosi depistaggi”.


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