Viterbo – Pericolosi. Una giovane viterbese è stata picchiata per uno sgarro: si era tenuta i soldi, invece di consegnarli alla banda. E’ la maxioperazione Cashier’s check, illustrata in procura dal procuratore capo Paolo Auriemma e dal pm Massimiliano Siddi, con il comandante dei carabinieri Giuseppe Palma e il colonnello Giovanni Rizzo.
Complesse e articolate le indagini, condotte dagli uomini del nucleo investigativo. “Siamo partiti dal basso – sottolinea Auriemma -, dagli ultimi e risaliti ai vertici del sodalizio criminale, organizzato su tre livelli, arrivando ad arrestare i responsabili, indagando a piede libero gli ultimi anelli, gli sbandati che facevano da prestanome. Era un’organizzazione criminale ben strutturata”.
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Un giro di 248 assegni rubati in tutta Italia per oltre 320mila euro, intestati a dei prestanome e in gran parte cambiati a Viterbo. Un’inchiesta dai grandi numeri: 6 arresti e 42 indagati a piede libero, tra cui diverse donne. Su tutti pende, oltre alla ricettazione e al riciclaggio, anche l’accusa di associazione per delinquere. Due viterbesi tra gli arrestati, ufficialmente nullafacenti, appartenenti al secondo livello del sodalizio criminale. A Mammagialla sono finiti il 26enne Marco Antonio Carriere e il 30enne Giuseppe Salustro, quest’ultimo già denunciato per la ‘punizione’ alla prestanome. Erano gli intermediari.
Una quindicina di prestanome, persone utilizzate per incassare in banca gli assegni clonati. Tra loro parenti, mogli, cognate, un ex marito e soggetti bisognosi di soldi. La denuncia del padre di un giovane viterbese utilizzato per cambiare gli assegni, ha dato il via alle indagini nel gennaio 2016.
“Un sodalizio impermeabile. Nonostante i sequestri di assegni avvenuti nel corso delle indagini, continuavano a operare, contando probabilmente che trattandosi di piccoli importi le indagini si sarebbero limitate ai prestanome. Invece grazie all’intuito degli investigatori, siamo andati oltre. Un ruolo fondamentale lo hanno avuto il capitano Giovanni Martufi e il suo successore, il capitano Marcello Egidio, che per primi hanno percepito che sotto c’era un sistema strutturato”, hanno sottolineato il comandate Palma e il colonnello Rizzo.
I 248 assegni sono stati sottratti dai centri di smistamento postale di Milano, Bologna e Ravenna. Venivano clonati a Napoli, con il nome di una delle teste di cuoio al posto di quello del beneficiario, e riscossi tra Napoli, Roma e Viterbo. Tutti assegni di importi attorno ai mille euro, per non dare nell’occhio. Per lo più rimborsi da parte di enti pubblici, come l’Inps, o le assicurazioni. Intercettati da una ‘talpa’ interna ai centri di smistamento postale, ancora da individuare. Le teste di legno, una quindicina a Viterbo, percepivano il 10 per cento, il 25 per cento gli intermediari, che poi consegnavano il reso a vertici napoletani dell’organizzazione.
Quattro degli arrestati sono in carcere e due ai domiciliari. Oltre ai due viterbesi, in cella sono finiti anche due napoletani: un 35enne e un 37enne di Pomigliano, le menti del sodalizio criminale. Ai domiciliari un 30enne di Castellammare di Stabia e un 48enne di Roma. Quindici dei 42 indagati a piede libero sono viterbesi, 20 di Roma e 7 di Napoli. Sarebbero le teste di cuoio, utilizzate per cambiare gli assegni. Gli ultimi anelli della catena.
A Viterbo, il 15 febbraio 2016, è avvenuto un altro episodio, che rende bene l’idea dello spessore criminale della banda: una ragazza che si era tenuta i soldi è stata aggredita, con una prognosi di 30 giorni, e la macchina danneggiata.
“Non ci siamo limitati a 5-10 assegni, che avrebbero portato al rinvio a giudizio soltanto qualche sbandato. Si è voluta fare un’indagine difficile”, ha sottolineato il pm Siddi. Maestoso il numero delle potenziali parti civili: 248, tanti quanti gli assegni rubati.
Gli arrestati
Salvatore Ricciardi di 35 anni, residente a Pomigliano D’Arco (Na)
Giuseppe Salustro di 30 anni, residente a Viterbo
Fabrizio Gargano di 48 anni, residente a Roma
Marco Antonio Carriere di 26 anni, residente a Viterbo
Immacolata Norato di 30 anni, residente a Castellammare di Stabia (Na)
Fabio Tomolillo di 38 anni, residente a Pomigliano D’Arco (Na)
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.











