Viterbo – (sil.co.) – Banda degli assegni rubati e poi clonati: i sei arrestati per ricettazione, riciclaggio e associazione per delinquere sono ricorsi al Riesame.
Si è tenuta ieri l’udienza davanti al tribunale della libertà per i vertici del presunto sodalizio criminale sgominato dai carabinieri lo scorso 23 febbraio con l’operazione Cashier’s chek. I giudici, sentite le difese e il pm, si sono riservati. Ma qualora dovessero accogliere la richiesta di alleggerimento o revoca della misura cautelare, la decisione sarebbe questione di ore. In caso contrario per la motivazione potrebbe passare anche una settimana.
Sperano di lasciare il carcere di Mammagialla i due arrestati viterbesi, il 26enne Marco Antonio Carriere e il 30enne Giuseppe Salustro, assistiti dall’avvocato Luigi Mancini. In occasione dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Stefano Pepe, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Carriere e Salustro sarebbero i referenti su Viterbo dei vertici dell’organizzazione.
Al secondo livello, avrebbero reclutato le 15 presunte teste di legno a livello locale cui far aprire conti correnti in banca e intestare gli assegni rubati da porre all’incasso. La coppia si sarebbe trattenuta il 25 per cento, il 10 per cento sarebbe andato ai prestanome. Tra loro il 24enne i cui versamenti anomali sul conto corrente hanno insospettito il padre, facendo scattare nel gennaio 2016 la denuncia che ha dato il via alle indagini. E la donna picchiata perché avrebbe tentato di tenersi il denaro.
Tre a Napoli e uno a Roma gli altri arrestati. Si fece interrogare, dicendo di non conoscere gli altri arrestati, la 30enne Immacolata Norato. Si tratta dell’unica donna dei sei per cui sono state disposte misure di custodia cautelare, nel suo caso i domiciliari. Di Castellammare di Stabia, secondo gli inquirenti sarebbe stata la referente dei vertici dell’organizzazione su Napoli. Colei che ha reclutato sul posto i sette presunti prestanome indagati a piede libero, operativi nel capoluogo campano. Avrebbe invece chiarito alcune circostanze il 48enne romano Fabrizio Gargano. Per l’accusa sarebbe stato il referente su Roma, dove si contano 20 indagati a piede libero.
Infine i due arrestati al primo livello del presunto sodalizio criminale individuato dagli inquirenti viterbesi, entrambi di Pomigliano D’Arco. Non si era fatto interrogare il 35enne Salvatore Ricciardi, mentre aveva risposto alle domande del magistrato il 38enne Fabio Tomolillo. Tomolillo, raggiunto in carcere dall’ordinanza di custodia cautelare, sta già scontando una pena per lo stesso tipo di reato. “Ha preso parte a un singolo episodio per cui è stato arrestato, condannato ed è in carcere. I collegamenti fatti sono fantasticati”, ribadisce il difensore Beniamino Esposito, del foro di Napoli, pronto, oltre a ricorrere al Riesame, a presentare eccezione di competenza territoriale.
In 150 pagine di ordinanza il risultato di un anno di indagini dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale, da cui emergerebbe un quadro probatorio inattaccabile. Al centro un presunto giro d’affari da oltre 320mila euro, grazie al furto di 248 assegni dai centri di smistamento postale di Milano, Ravenna e Bologna. Nello specifico, assegni circolari inviati in semplici buste chiuse, contenenti rimborsi da parte di enti pubblici, società private e assicurazioni. Di importi medi attorno ai mille euro. Vittime i mittenti, tra i quali Inps e Inail, ma anche i destinatari, tra cui pensionati e persone in attesa di risarcimenti.
Multimedia: video: Le immagini dell’operazione e degli arresti – La conferenza stampa – Fotocronaca: Operazione Cashier’s check – Gli arrestati – slide – Operazione Cashier’s chek – La conferenza – slide
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.






