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Banda degli assegni rubati, tutti fuori

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Operazione Cashier's check - Gli arrestati viterbesi Marco Antonio Carriere e Giuseppe Salustro

Operazione Cashier’s check – Gli arrestati viterbesi Marco Antonio Carriere e Giuseppe Salustro

Operazione Cashier's check - Fabrizio Gargano

Operazione Cashier’s check – Fabrizio Gargano

Operazione Cashier's check - Fabio Tomolillo

Operazione Cashier’s check – Fabio Tomolillo

Operazione Cashier's check - Immacolata Norato

Operazione Cashier’s check – Immacolata Norato

Operazione Cashier's check - Salvatore Ricciardi

Operazione Cashier’s check – Salvatore Ricciardi

Operazione Cashier's check - Gli arresti

Operazione Cashier’s check – Gli arresti

Viterbo - Operazione Cashier's check

Viterbo – Operazione Cashier’s check

Viterbo – (sil.co.) – Fuori tutti. Banda degli assegni rubati e clonati, svolta clamorosa. Operazione Cashier’s Check, il Riesame annulla l’ordinanza.

Il colpo di scena è arrivato nella tarda serata di ieri. Sulle richieste di riesame contro il provvedimento restrittivo della libertà personale dei viterbesi Giuseppe Salustro e Marco Antonio Carriere, il romano Fabrizio Gargano, i napoletani Immacolata Norato, Salvatore Ricciardi, Fabio Tomolillo e Salvayore Ricciardi, il tribunale della libertà di Roma ha dichiarato l’incompetenza territoriale del tribunale di Viterbo a favore di quello di Roma.

I giudici del Riesame, di conseguenza, hanno disposto l’immediata liberazione degli indagati, disponendo la trasmissione degli atti alla procura della repubblica presso il competente tribunale di Roma. I sei arrestati sono accusati di ricettazione, riciclaggio e associazione per delinquere.

In prima linea i difensori Luigi Mancini e Beniamino Esposito, rispettivamente del foro di Viterbo e del foro di Napoli. La banda, secondo l’accusa, avrebbe intercettato assegni da parte di enti pubblici e società private (ad esempio, assicurazioni), indirizzati a privati cittadini, provenienti dai centri di smistamento di poste italiane di Milano, Bologna e Ravenna. Dopo di che gli assegni sarebbero stati contraffatti in Campania e riscossi, in gran parte, in provincia di Viterbo.

Una vera e propria banda criminale organizzata su tre livelli: i due viterbesi arrestati apparterrebbero al secondo livello e avrebbero quindi fatto da intermediari tra i vertici dell’organizzazione ed i prestanome dell’ultimo anello. Si tratta di Marco Antonio Carriere e Giuseppe Salustro.

L’indagine, denominata “Cashier’s Check” (assegno circolare), prende avvio nel mese di gennaio del 2016, su alcune segnalazioni, in primis quella di un padre viterbese che si era insospettito delle somme versate di assegni circolari sul conto del figlio 24nne.

I prestanome venivano reclutati dai referenti di zona e, dopo aver versato l’assegno circolare clonato, procedevano a prevelare in contanti l’importo del titolo di credito, trattenendo il 10 per cento e consegnando la restante somma al referente di zona che, a sua volta, percepiva il 25 per cento, versando l’importo restante ai vertici dell’associazione. Secondo l’accusa, sarebbero 248 gli assegni rubati e poi clonati, per un giro di affari di oltre 320mila euro.


Multimedia: video: Le immagini dell’operazione e degli arresti – La conferenza stampa – Fotocronaca: Operazione Cashier’s check – Gli arrestati – slide – Operazione Cashier’s chek – La conferenza – slide


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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