Viterbo – La rotonda è stretta e il camion troppo grande. Una manovra impegnativa e difficoltosa. Il traffico viene bloccato, ma l’autista è comunque costretto a percorrere la strada contromano. Gli automobilisti sono comprensivi: nessun problema, finché il camion non incrocia un furgone che sta per imboccare la rotonda. “Procedeva nel giusto senso di marcia – racconta nell’aula 5 del tribunale di Viterbo l’autista del mezzo pesante -. Ero io in difetto, ma ho chiesto scusa e pregato di avere pazienza. Non hanno voluto sentire ragione: ‘Tu da qui non passi’, mi hanno detto, e sono stato costretto a fare retromarcia e a uscire dalla rotonda”.
L’autista del furgone – un Ford Iveco bianco – e il suo passeggero sono però sempre più spazientiti. “A un certo punto si sono piazzati davanti al camion e mi hanno minacciato. L’autista ha preso un’ascia da sotto il sedile e se l’è avvicinata al collo: ‘Ti tagliamo la gola’, mi ha detto. Ho avuto paura, ma fortunatamente è intervenuta la polizia”.
Una volante della mobile della questura di Viterbo si era recata nei pressi della rotonda di via Garbini per decongestionare il traffico: era il 17 gennaio di quattro anni fa. “Ricevuta la segnalazione della minaccia – racconta in aula un soprintendente della polizia – abbiamo perquisito il furgone: sotto il sedile del passeggero abbiamo trovato un’ascia, senza alcun involucro. E la merce che il Fiat Iveco trasportava non giustificava in alcun modo la presenza di un’arma”.
L’autista del furgone e il passeggero sono finiti a processo con l’accusa di minacce aggravate. Il pm ha chiesto tre mesi di carcere per l’autista e due per il passeggero. Ma il giudice Silvia Mattei ha assolto il secondo, condannando il primo a quattro mesi di reclusione.

