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“Abbiamo capito gli errori, bisogna cambiare”

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Enrico Panunzi, Nicola Zingaretti e Riccardo Valentini

Enrico Panunzi, Nicola Zingaretti e Riccardo Valentini

Nicola Zingaretti e Andrea Egidi

Nicola Zingaretti e Andrea Egidi

Enrico Panunzi e Nicola Zingaretti

Enrico Panunzi e Nicola Zingaretti

Riccardo Valentini

Riccardo Valentini

Andrea Egidi, Maniela Benedetti e Mauro Mazzola

Andrea Egidi, Maniela Benedetti e Mauro Mazzola

Nicola Zingaretti

Nicola Zingaretti

Enrico Panunzi

Enrico Panunzi

Panunzi, Zingaretti e Valentini alla sede del Pd in via Polidori

Panunzi, Zingaretti e Valentini alla sede del Pd in via Polidori

Viterbo – “Sono stati commessi errori, siamo quelli che lo hanno capito, siamo quelli che si battono per cambiare”.

Primarie, tempo di campagna elettorale per Nicola Zingaretti. A Viterbo, sede Pd, con a fianco i consiglieri regionali Enrico Panunzi e Riccardo Valentini, il presidente della regione Lazio viene a spiegare le ragioni del suo sostegno a Orlando. Prima di salire sui bus Cotral a Civita Castellana.

C’è pure Mauro Mazzola, stessa posizione di Zingaretti. In sala anche il segretario Andrea Egidi, ma quella, congressualmente, è un’altra storia.

“Il Pd è troppo segnato dalla frammentazione – osserva Zingaretti – è il momento di marcare una discontinuità rispetto a un periodo che non nasce negli ultimi tre anni, ma da prima, con la selezione di gruppi dirigenti. Occorre mettere in piedi un’alleanza competitiva. Serve pluralismo e unità. Non tutti attorno a un pensiero unico”.

Superare la frammentazione, evitando di rimanere chiusi al proprio interno. Il Pd che vorrebbe Zingaretti.

“Dobbiamo andare oltre una fase di contrapposizione, sennò corriamo un grande rischio”. Perdere alle elezioni e alle porte ci sono le amministrative. “I sondaggi già ci dicono che i famosi primati sono ormai di un tempo. A giugno arrivano le comunali e si fa fatica a trovare alleanze radicate”.

Questione di credibilità. “Da riconquistare – sostiene Zingaretti – verso chi ci ha percepiti, visti lontani rispetto a una condizione di difficoltà, si sono sentiti abbandonati”.

La scelta di Zingaretti è pure un invito al partito a fare mea culpa. “Abbiamo capito gli errori – insiste Zingaretti – dobbiamo cambiare, dare segnali, per un partito nuovo e una sfida unitaria. Come amministratore avrei potuto girarmi dall’altra parte, ma non me la sono sentita. Per amore del Pd.

Il populismo in Olanda è stato sconfitto perché si è offerta un’alternativa credibile. Gli errori li abbiamo fatti, dobbiamo farcene carico, me compreso, che da quattro anni non prendo parte a incontri di partito. Abbiamo capito, prepariamoci a salvare l’Italia”.

Tre anni fa Zingaretti non votò Renzi. Se il referendum dovesse vederlo ancora vincere: “Ci sono gli appuntamenti congressuali – osserva Zingaretti – ma poi si sta in un partito e lo si sostiene. Non condivido la scelta di chi se n’è andato, anche se posso capire l’esasperazione”.

Ma Renzi qualcosa l’ha fatta, anche per il Lazio. Quel miliardo e 400 milioni arrivati col patto. “Uno scambio reciproco – sottolinea Zingaretti – perché se il Lazio cresce, cresce l’Italia. In sanità si torna ad assumere. Nel 2013 sono entrate 60 persone in tutta la regione. Nel 2017 sono 1700 e altrettante nel 2018. Il patto per il Lazio non è in discussione.

Le iniziative realizzate non le rinnego. Siamo diventati una buona pratica italiana. Oggi si discute dell’abolizione del ticket in sanità. Siamo stati i primi a farlo”.

La linea di confine, secondo Panunzi, l’ha segnata l’esito del referendum. “Il 4 dicembre è cambiato il mondo. Siamo piombati in un non si sa ancora bene cosa – precisa Panunzi – di proporzionale, per candidarci dobbiamo prediligere dialogo e ascolto e non più gesti di forza. O così o niente. Non dovrebbe esserlo nemmeno nel maggioritario, immaginiamoci col proporzionale. Serve una sintesi.

Sono convinto della scelta su Orlando, arrivando da quattro anni, d’impegno di cui vado fiero”.
Riccardo Valentini, invece, non vede uno scontro frontale fra Renzi e Orlando. “C’è un confronto vero – osserva Valentini – ho votato Renzi alle primarie, pensavo che ci sarebbe stato un cambiamento. Il Lingotto o la Leopolda sono belli, ma i circoli restano chiusi. Oggi siamo qui, in federazione. Luoghi dove dobbiamo ripartire e il confronto è su come ricostruire il paese”.

Giuseppe Ferlicca


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