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“C’erano video di rapporti sessuali con bambini da 2 a 11 anni”

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Rolando Fornaciari

Rolando Fornaciari

Sutri – “C’erano otto video con rapporti orali tra adulti e bambine da 2 a 11 anni e sei video con rapporti sessuali completi tra adulti a bambini tra i 4 e gli 11 anni “. Una testimonianza cruda come lo è l’intera vicenda quella dell’esperto della Polpost che ha esaminato il computer dell’imprenditore 42enne di Sutri, sposato e con due figlie, arrestato nel settembre 2013 con l’accusa di detenzione e condivisione di materiale pedopornografico. L’inchiesta era partita nel 2011, da alcune denunce a piede libero da parte di genitori di Sutri per tentata violenza sessuale e atti osceni su minori. Si sarebbe spogliato davanti alle figlie in tenera età. 

Ma il segreto più terribile era custodito nello scantinato trasformato in taverna della villa di Colle Diana dove l’uomo, Rolando Fornaciari, viveva con la famiglia. I carabinieri gli trovarono 25mila foto e 9mila video pedopornografici nel computer. Un portatile con lo schermo rotto, coperto da password, dotato di un cavetto per collegarlo a un monitor lcd da 46 pollici. Sul desktop, ben ordinate, le cartelle contenenti le migliaia di foto e video di bambine e ragazze in età prepuberale, nude oppure ritratte in rapporti sessuali con adulti. 

L’imputato, presente in aula, ha assistito all’udienza a testa china. Il difensore Vincenzo Petroni, pur ammettendo la detenzione del materiale pedopornografico, ha però negato che venisse condiviso, chiedendo un’ulteriore perizia per dimostrarlo. Il collegio presieduto da Silvia Mattei, a latere Giacomo Autizi e Rita Cialoni, si è riservato. Il 42enne potrà dare la sua versione il prossimo 4 aprile. Poi la sentenza. 

Testimonianze choc quelle degli investigatori. “I nomi dei file facevano riferimento a contenuti pedopornografici e riportavano l’età del bambino che ne era protagonista. Abbiamo trovato otto video con rapporti orali tra adulti e bambine da 2 a 8 anni e altri sei video con rapporti completi tra adulti e bambini tra i 4 e gli 11 anni”, ha spiegato un carabiniere.

In tutto 42mila file. “Oltre ai file nelle cartelle, sul portatile c’erano 98 archivi compressi con immagini e video in parte danneggiati, che non è stato possibile aprire del tutto”, “Deteneva anche materiale pornografico, ma il rapporto era da di 1 a 10, un file pornografico ogni 19 pedopornografici”, ha spiegato l’esperto della Polpost. 

I file pedopornogafici, secondo le indagini coordinate dal pm Stefano D’Arma, venivano scaricati e scambiati nella comunità informatica di eMule-adunanza, nella quale non ci sarebbe un server centrale che gestisce e controlla le operazioni, ma ogni utente registra una cartella e condivide i file con altri utenti. Inequivocabili le ricerche. “Tutte parole chiave tipiche della comunità, come incest, phc, pedo, primita e simili”, hanno spiegato i testimoni. 

Impossibile che l’imputato se li sia ritrovati sul computer per caso. “L’acquisizione e la condivisione avvengono consapevolmente, perché il computer deve restare accesso, anche per molte ore. Automaticamente vengono scaricati solo frammenti di video”. “Non c’era nessun file in condivisione al momento del sequestro. Da parte del mio assistito non c’era nessuna volontà di condividere con altri quei file – ha  ribadito per tutta l’udienza la difesa – erano sul desktop, è vero, ma c’era la password e nessuno poteva accedere”.  


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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