Vasanello – Cerca di ammazzare a colpi d’ascia il vicino, condannato a cinque anni per tentato omicidio un 89enne di Vasanello. E’ la sentenza definitiva, confermata ora anche dalla cassazione, per l’anziano che sabato 15 giugno 2013, verso le 11, in pieno giorno, aggredì a colpi d’ascia un vicino, riuscito a mettersi in salvo dietro una panchina di ferro, poi usata come scudo.
Sul posto accorsero i sanitari del 118 e i carabinieri, che arrestarono il pensionato, condannato in primo grado dal gup il 28 febbraio 2014 a cinque anni col rito abbreviato e a una provvisionale di 5mila euro. Condanna confermata il 5 dicembre dello stesso anno dalla corte d’appello.
Tutto sarebbe nato da una questione di viabilità. La vittima, in macchina con la moglie, vedendo sul ciglio della strada il pensionato, conoscendone l’indole irruenta si sarebbe fermato per farlo attraversare.
L’89enne, però, avrebbe preso a colpire la vettura con un bastone, aspettando poi il vicino sotto casa armato di un’ascia con la quale avrebbe tentato di colpirlo al volto. Secondo l’accusa, con l’intento espressamente dichiarato di volerlo uccidere. Senza riuscirci solo grazie alla prontezza della vittima che ha afferrato una panchina metallica per parare i colpi. L’89enne è stato poi disarmato da un testimone che, dopo avere cercato inutilmente di calmarlo, ha approfittato della perdita di equilibrio dell’anziano per bloccarlo mentre era a terra.
Per la difesa, l’anziano non era nelle condizioni fisiche e psichiche di tentare un omicidio. Sarebbe stato affetto da una serie di patologie e avrebbe avuto seri problemi di deambulazione. Non sarebbe quindi stato in grado di esercitare sull’ascia la forza necessaria per compiere l’azione a lui attribuita. Nessuno dei colpi vibrati ha raggiunto l’imputato e uno solo si sarebbe infranto sulla seduta di ferro della panchina.
La corte di cassazione ha però rigettato il ricorso, dando ragione ai giudici di merito, secondo i quali “l’imputato ha agito animato da intento omicidiario come si evince dalle concrete modalità dell’aggressione, dall’uso di un’ascia – strumento in grado di arrecare lacerazioni e mutilazioni profonde – dalla reiterazione dei colpi, a dimostrazione del pervicace intento dell’imputato di raggiungere comunque il suo obiettivo, dalla permanenza dell’intento nonostante l’intervento iniziale pacificatore del testimone, senza esito positivo proprio per la furia che animava il pensionato, dalla direzione dei colpi verso il viso, parte del corpo sede di importanti organi e apparati vitali”.
Un’ultima nota riguarda l’assenza di lesioni. Per i giudici di legittimità “in tema di tentato omicidio, la scarsa entità (o anche l’inesistenza) delle lesioni provocate alla persona offesa non sono circostanze idonee ad escludere di per sé l’intenzione omicida, in quanto possono essere rapportabili anche a fattori indipendenti dalla volontà dell’agente, come un imprevisto movimento della vittima, un errato calcolo della distanza o una mira non precisa”.
