Viterbo – Comprano centotrenta pecore a 8mila 500 euro. Peccato che gli assegni utilizzati per il pagamento fossero stati rubati.
In due, un 63enne di Viterbo e un 80enne di Guardea, sono finiti a processo con l’accusa di truffa e ricettazione. Altrettante le persone offese: l’uomo – un 60enne di Proceno – da cui avrebbero comprato le pecore, pagandole con gli assegni rubati, e l’intestatario del libretto, un 37enne di Ronciglione.
Secondo l’accusa gli imputati si sarebbero prima impossessati del libretto di assegni, per poi utilizzarne tre per pagare un intero gregge di pecore. Centotrenta ovini per 8mila 500 euro. Per la procura di Viterbo il 63enne, in particolare, si sarebbe presentato dal venditore con un nome falso, lo stesso con il quale ha poi firmato gli assegni.
L’uomo si sarebbe accorto della presunta truffa solo una volta andato in banca: gli assegni non possono essere riscossi perché non risultano intestati all’uomo che ha apposto la firma, ma una terza persona che ne aveva denunciato lo smarrimento tempo prima. Parte l’indagine dei carabinieri.
“Manca la prova – sottolinea il difensore del 63enne viterbese, l’avvocato Luca Nisi – che il firmatario degli assegni per l’acquisto del bestiame sia l’imputato, il mio assistito. Per quanto riguarda la truffa, invece, le pecore sono state tutte recuperate dal venditore, ritrovate in un’azienda di Vetralla. Il danno è così venuto meno. Inoltre c’è un documento della Asl sulla provenienza e destinazione del gregge, in cui compare un nome diverso da quello dell’imputato. Per noi, quel nome indicato è la stessa persona che ha pagato il bestiame con i presunti assegni rubati”.
L’80enne, inoltre, è anche accusato di lesioni: con il camion avrebbe prima colpito il braccio sinistro del venditore, per poi passargli con le ruote sul piede destro. L’imputato nel frattempo è morto: nella prossima udienza – in cui il giudice Roberto Migno emetterà anche la sentenza – verrà formalizzata l’estinzione dei reati a suo carico.
Nel frattempo, la procura ha chiesto per il 63enne viterbese un anno e sette mesi di reclusione.

