Viterbo – Dà del “gatto e la volpe” a due concorrenti sul suo profilo Facebook, assolto dall’accusa di diffamazione un imprenditore viterbese. Il pm aveva chiesto che venisse condannato a una multa di 400 euro. Il difensore Franco Taurchini ha convinto il giudice Giovanni Pintimalli che la vera vittima era l’imputato: “Gli avevano dato del truffatore in un articolo uscito su un quotidiano locale. Ha reagito nello stato d’ira provocato da un fatto ingiusto altrui”. “In ogni caso – ha proseguito il legale – dare del gatto e la volpe a qualcuno non mi sembra una diffamazione, è come dare dei furbacchioni”.
E’ il 62enne, titolare nella Tuscia di un’azienda con una quarantina di dipendenti, che nel 2013 aveva preso in gestione uno stabilimento balneare sulla riviera romagnola, in provincia di Ferrara, entrando però presto in conflitto con la proprietà.
Alla vigilia di Natale, il 23 dicembre, quando tutto era pronto per le feste di fine anno, gli ex gestori arrivarono a cambiare la serratura, apponendo sigilli e lucchetti per impedirgli di entrare, costringendo il gruppo viterbese a disdire tutte le prenotazioni. Finiti davanti al giudice del tribunale civile di Ferrara, l’imprenditore ottenne sentenza favorevole, in forza del contratto triennale sottoscritto dalle parti, con l’ordine ai proprietari del bagno di reintegrare il gruppo viterbese nella detenzione.
A rafforzare il dispositivo della sentenza, entra in ballo anche la fatidica data del 23 dicembre. Il giudice civile adduce com fondamento “la spoliazione violenta, una lesione della detenzione compiuta contro la volontà del detentore”.
E’ il contesto in cui l’imputato ha pubblicato il post incriminato. Era il 9 giugno 2014 e scriveva su facebook: “Oggi scadono i termini del tribunale di Ferrara per la riconsegna delle chiavi dello stabilimento… e nonostante ciò il gatto e la volpe fanno finta di nulla, violando la sentenza del tribunale che li ha condannati”. Peccato che la sentenza non fosse ancora diventata esecutiva: tanto è bastato per far scattare la denuncia.
“Pochi giorni dopo, a fine luglio, per riavere le chiavi, è dovuto intervenire l’ufficiale giudiziario con i carabinieri”, si è difeso davanti al giudice Giovanni Pintimalli l’imprenditore, assistito dall’avvocato Franco Taurchini. Era l’ora di punta e il bagno era pieno di clienti, per cui il cambio della guardia forzato non passò inosservato. Poi ha spiegato di essere stato provocato: “Il proprietario aveva fatto uscire su un quotidiano locale un articolo in cui mi davano del truffatore. Ho anche sporto querela per diffamazione”. “Ero incazzato nero”, ha risposto al giudice che gli chiedeva qual fosse il suo stato d’animo. “Il gatto e la volpe – ha ribadito in aula l’imputato – hanno provato a farci male, ma non ci sono riusciti”.
