Viterbo – Gli si è avventato contro e li ha sbattuti contro il termosifone. Li ha riempiti di calci per poi mordere un agente. E’ finito davanti al tribunale di Viterbo il detenuto del carcere di Mammagialla che nell’estate di quattro anni fa ha aggredito i poliziotti che lo stavano soccorrendo dopo essersi procurato una serie di tagli in testa.
E’ il 22 luglio 2013. In serata gli agenti vengono chiamati per un intervento in una delle otto celle del reparto Rot (osservazione e trattamento) del penitenziario viterbese: un detenuto di origini straniere si è tagliato in testa; va subito portato in infermeria. Un ispettore e due assistenti capo corrono. “C’era tantissimo sangue – spiega un poliziotto al giudice Giacomo Autizi -. Il detenuto grondava di sangue. Credevamo si fosse tagliato in varie parti del corpo, invece aveva solo una ferita alla testa”.
Il detenuto va medicato, ma nel tragitto cella-infermeria avrebbe più volte aggredito gli agenti. “Sono solo duecento metri – prosegue il poliziotto -, eppure in quei pochi minuti ci si è avventato contro e ha provato più volte a divincolarsi. Mi ha spinto verso il termosifone facendomici sbattere con il petto, e ha dato un calcio in pancia a un collega. Per me una contusione, per l’altro agente tre giorni di prognosi”.
Ad avere la peggio, però, è stato uno dei due assistenti capo. “Il detenuto mi ha morso il braccio sinistro – dice in aula il poliziotto ferito -. E’ sieropositivo e per questo sono finito al pronto soccorso. Per 28 giorni ho dovuto fare la profilassi all’Hiv”.
A fine marzo la prossima udienza.

