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Il difficile “mestiere” del rappresentante di classe…

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Consulta provinciale degli studenti - L'incontro in provincia

Consulta provinciale degli studenti – L’incontro in provincia

Francesco Boscheri

Francesco Boscheri

Consulta provinciale degli studenti - L'incontro in provincia

Consulta provinciale degli studenti – L’incontro in provincia

Antonio Salvatore Dinallo e Francesco Boscheri

Antonio Salvatore Dinallo e Francesco Boscheri

Antonio Salvatore Dinallo e Francesco Boscheri

Antonio Salvatore Dinallo e Francesco Boscheri

Maria Patrizia Gaddi

Maria Patrizia Gaddi

Viterbo – (g.f.) – Il difficile compito di rappresentante di classe e d’istituto. Ruolo importante, non si può improvvisare. A lui, l’onore e l’onere di farsi carico delle esigenze degli studenti che rappresenta e farle arrivare fino alla consulta studentesca provinciale. Ma a volte la catena s’interrompe.

Siccome rappresentanti non si nasce ma si diventa, è la consulta a proporre una possibile soluzione. Anzi, due. Un corso e una guida.

“Per dare gli strumenti giusti – osserva Francesco Boscheri, presidente della consulta provinciale – a rappresentanti di classe e d’istituto. Una volta eletti, si pretende che svolgano il loro compito, ma nessuno ha insegnato loro come si fa”.

Occorre investire sulla rappresentanza. Ieri mattina se n’è discusso in provincia. Sala conferenze piena di studenti. “Quello che proponiamo – spiega Boscheri – è un corso da proporre nei singoli istituti, magari inserendolo nel pof”. Intanto, c’è già una guida. “In cui non c’è solo la spiegazione delle funzioni, ma è anche una pratica. Come si scrivono un verbale, una richiesta, la gestione della comunicazione”.

Guida esauriente, ma non completa. “Perché saranno gli studenti – anticipa il presidente – a ultimarla, in base a quanto emergerà dal corso, sarà un lavoro condiviso”. Lezioni che andranno molto sul pratico. “Un rappresentante deve sapere come agire – sostiene Boscheri – anche quando si trova di fronte a situazioni particolari, se ad esempio è spettatore di atti di bullismo”.

Si parte da quello di classe, ma è tutta la rappresentanza studentesca, fino alla consulta nazionale, che l’iniziativa vuole migliorare.

“Se non c’è comunicazione ai vari livelli, se un rappresentante di classe non dialoga con quello d’istituto e quello d’istituto con il referente della consulta, quest’ultima non riceverà mai le istanze degli studenti”.

Ecco perché c’è anche la proposta d’inviare un rappresentante d’istituto in consulta, e uno di consulta negli istituti, seppure senza diritto di voto. Per migliorare la comunicazione.

“La rappresentanza è un mezzo importante che abbiamo a disposizione – conclude Boscheri – ma va usata bene. È come se avessimo uno smartphone di ultima generazione e lo usassimo solo per specchiarci”.


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