Graffignano – Sfregiata con l’acido dal suo presunto aguzzino, processo al via domani davanti al giudice Giacomo Autizi. Imputato un 67enne per lesioni, già denunciato sei anni fa dalla vittima per usura e poi innumerevoli volte per molestie, ingiurie, minacce e infine stalking. Lei è la commerciante 42enne di Graffignano il cui caso venne preso a cuore, nel marzo 2013, dal presidente nazionale dell’associazione Sos Impresa, Lino Busà.
Il 3 aprile 2014 l’episodio, più drammatico, quello che solo per miracolo non sarebbe finito in tragedia. La donna sarebbe rimasta vittima di un agguato con l’acido in pieno giorno, mentre si trovava da sola nel giardino di casa, dopo avere salutato il compagno che, verso le 14,45, era uscito dopo la pausa pranzo. “Ho fatto appena in tempo a sentire il rumore di un motore sul vialetto sterrato che me lo sono trovato davanti, con un braccio fuori dalla macchina che mi tirava qualcosa verso il viso”.
D’istinto la donna ha sollevato le braccia per coprirsi gli occhi, ma non si è salvata dal liquido corrosivo: “Per fortuna ho salvato il volto, ma ho riportato ustioni di secondo grado alla mano sinistra, che dopo più di un mese non è ancora guarita. La prognosi, da due settimane, è già arrivata a 45 giorni”. Dopo la corsa all’ospedale di Orvieto, l’ennesima denuncia, quella decisiva per la chiusura dell’inchiesta coordinata dal pm Paola Conti a carico del presunto aguzzino, originario di Graffignano, ma residente a Roma, e della figlia 41enne, residente in paese.
Entrambi furono raggiunti dal 415 bis, avviso di fine indagini, per stalking in concorso, l’uomo anche per lesioni proprio in relazione all’agguato con l’acido.
Precedentemente la commerciante, assistita dall’avvocato Anna Camilli, aveva già sporto una ventina di querele, rimaste lettera morta, dopo che il 67enne aveva preso a perseguitarla in seguito alla denuncia per usura, pedinandola, insultandola, minacciandola, appostandosi fuori casa, suonando il clacson nelle ore notturne e illuminando le finestre con i fari per tenerla sveglia, facendole il verso della pistola o quello di investirla. Prima dello sfregio con l’acido si era trovata una tanica di benzina sulla porta. La figlia l’avrebbe apostrofata dicendole: “Ricordati che non è cambiato niente, povera scema, da noi tornerai strisciando”.

