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Doppio processo per il “serial stalker” di Fabrica di Roma

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Fabrica di Roma – Doppio processo davanti al giudice Rita Cialoni, per il “serial stalker” di Fabrica di Roma. Tra il 2013 e il 2014 avrebbe messo in croce decine di persone. Si tratta di un 43enne  a carico del quale sono già in corso altri 5-6 procedimenti davanti al giudice di pace. Per lo più donne le parti offese, vicine di casa dell’imputato, in lite con mezzo quartiere. Anche coi mariti, ma soprattutto con le mogli. Una delle quali, ieri, si è costituita parte civile. L’imputato, contro la volontà sua e della famiglia, avrebbe avuto il vizietto di fotografare e riprendere con la telecamera la figlia minorenne della donna. Una ragazza di 15 anni che per paura ha dovuto cambiare casa. 

Appostamenti, controlli, atteggiamenti provocatori ed aggressivi, realizzati anche nei confronti dei familiari delle vittime. Ingiurie, minacce, violenze private, danneggiamenti e lesioni, minacce e molestie. C’è tutto il campionario del perfetto stalker. 

 “Puttana, figli di mignotta, vi caccio via, vi faccio tornare a Fabrica, vignanellese del cazzo”.  Erano gli insulti ricorrenti contro una coppia di coniugi quarantenni,  perseguitati per un intero anno, da febbraio 2013 a febbraio 2014.  Costretti per la propria incolumità a modificare le abitudini di vita, come gli orari di entrata e uscita e perfino gli orari di lavoro. Marito e moglie sarebbero arrivati a dover parcheggiare la macchina a casa di parenti per non vedersela rigare. E infine hanno messo in vendita l’abitazione non riuscendo a interrompere il calvario. Un giorno, nel pieno della furia, il temutissimo vicino avrebbe preso a sassate la loro vettura, costringendoli a una brusca manovra d’emergenza e fermarsi. Entrambi sono finiti al pronto soccorso con prognosi entro i dieci giorni e l’ennesima denuncia ai carabinieri. 

“Puttana, troia, ti ammazzo”, avrebbe invece apostrofato l’imputato la figlia minorenne di un’altra vicina, un’adolescente appena quindicenne. Se la sarebbe inoltre presa con la stessa veemenza anche con la madre ed il compagno della donna, che lo ha più volte denunciato. La ragazza sarebbe stata costretta ad abbandonare la casa materna e ad andare a vivere col padre per timore delle aggressioni. Ma la cosa più grave è che tra ottobre 2013 e febbraio 2014, si sarebbe appostato nei pressi dell’abitazione della ragazza, scattando fotografie alla 15enne contro la sua volontà e girando filmati di nascosto. la madre si è costituita parte civile per la figlia. 

Ieri davanti al giudice Rita Cialoni l’ammissione delle prove per entrambi i processi che entreranno nel vivo tra settembre e ottobre. Il 43enne, difeso dall’avvocato Alberto Parroccini, nel frattempo, ha una serie di processi in corso anche davanti al giudice di pace. Dalla sua c’è che diverse parti offese, dopo averlo denunciato, non si sarebbero presentate. 

 


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