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Farmaci vietati somministrati a ovini da macello

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L'avvocato Claudia Polacchi

L’avvocato Claudia Polacchi

Viterbo – Medicine romene vietate in Italia ma somministrate a pecore e agnelli, mettendo a rischio la salute degli ovini e pure degli umani (gli alimenti infatti avrebbero potuto contenere residui dei farmaci). Per questo un allevatore della Tuscia è finito a giudizio, con l’accusa di maltrattamenti di animali ed esercizio abusivo della professione veterinaria.

Nel 2013 il blitz dei carabinieri del Nas nell’azienda, sfociato nel processo davanti al giudice Silvia Mattei. Nell’allevamento furono sequestrati circa tre tonnellate di latte crudo e quindici confezioni tra antibiotici e antiparassitari. Per i militari del nucleo antisofisticazioni, l’imputato avrebbe somministrato agli ovini dei farmaci di provenienza romena, non autorizzati in Italia e non prescritti dal veterinario. Con grave rischio, secondo l’accusa, sia per la salute e il benessere dei capi sia per la sicurezza degli alimenti destinati all’uomo, che avrebbero potuto contenere residui dei medicinali usati.

Ma Piero Camilli, titolare di una società che macellava e vendeva le carni degli animali comprati dall’allevatore imputato, ha escluso la presenza di antibiotici negli ovini e negli alimenti. “Gli animali provenienti da quell’allevamento erano tracciati, ovvero sottoposti a rigidi controlli per accertare che non fossero stati usati medicinali – dice l’imprenditore, patron della Viterbese, rispondendo all’avvocato difensore Claudia Polacchi -. Nessuna anomalia è mai stata riscontrata nelle carni che poi sono state macellate, altrimenti avrei dovuto interrompere i rapporti con l’allevatore e la sua azienda”.


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