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Giudice incompatibile, salta appaltopoli bis

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Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo

La perquisizione dei forestali al Genio nel 2012

Operazione Genio e sregolatezza, un'intercettazione ambientale della forestale

Un’intercettazione ambientale della forestale

Viterbo – Appalti pubblici truccati, accolta l’eccezione delle difese. Salta per l’ennesima volta Appaltopoli bis. Gup incompatibile, il giudice Stefano Pepe lascia e rinvia alla collega Savina Poli l’udienza preliminare del secondo filone di Genio e sregolatezza. Udienza lampo per i 32 indagati a rischio processo, con Pepe che ha sciolto la riserva, dopo che l’avvocato Bruno Mecali ha prodotto la sentenza con cui proprio lui aveva sancito a suo tempo, nel 2013, il patteggiamento degli imprenditori Gianfranco e Daniela Chiavarino e Roberto Tomassetti. 

Tutto da rifare dunque. Nel frattempo pare certo che salterà anche l’udienza fissata per il 10 aprile davanti al gup Poli. Quel giorno, infatti, salvo revoche dell’ultimo minuto, cominceranno gli ulteriori cinque giorni di astensione dei penalisti contro la riforma della giustizia. Intanto sono passati più di quattro anni. Era l’autunno del 2012 quando socò in 13 arresti e una sessantina di indagati a piede libero la maxi inchiesta dei pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci su un presunto giro di appalti truccati da un gruppo di imprenditori con la complicità di pubblici amministratori e dei funzionari del genio civile Roberto Lanzi e Gabriela Annesi. Ne sono scaturiti quattro filoni: Genio uno, Genio bis, Vitorchiano e Acquabianca. Solo il primo giunto al dibattimento, gli altri in stand by. 

Al rush finale soltanto il processo agli otto indagati del filone principale che, dopo essere finiti agli arresti, hanno scelto il rito ordinario: l’ex sindaco di Graffignano Adriano Santori e l’ex assessore Luciano Cardoni, gli imprenditori Luca Amedeo Girotti, Angelo Anselmi, Giuliano Bilancini e Fabrizio Giraldo e i funzionari del genio civile Lanzi e Annesi. Due posizioni furono archiviate, in tre rimasero fuori dal processo, patteggiando davanti al giudice Stefano Pepe condanne inferiori ai due anni e beneficiando della sospensione condizionale della pena: gli imprenditori di Celleno Gianfranco e Daniela Chiavarino, padre e figlia, assistiti dagli avvocati Bruno Mecali, Giuseppe Pierdomenico e Piergiorgio Manca; e Roberto Tomassetti, legale rappresentante della Gemma srl, azienda edile anch’essa di Celleno, assistito dall’avvocato Roberto Massatani. 

Tra gli indagati in attesa da oltre quattro anni di sapere se la vicenda avrà per loro un seguito giudiziario ci sono anche l’ex sindaco di Vignanello, Federico Grattarola, e il sindaco di Arlena di Castro, Publio Cascianelli. E poi una valanga di altri imprenditori, tecnici comunali, ingegneri e pubblici amministratori. Tutti indagati a piede libero per turbativa d’asta e corruzione. I reati, per la cronaca, sarebbero un’evoluzione del “sistema”, per eludere il genio civile e arrivare con meno spese (in tangenti) allo stesso risultato: fare man bassa di appalti pubblici spartendosi i bandi a tavolino in barba a eventuali concorrenti che, fuori dal giro, non avrebbero mai avuto l’opportunità di superare le gare.

 


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