Vetralla – “Al bar le aveva messo una telecamera, per vederla da casa mentre stava al lavoro. Il monitor lo teneva in cucina. Così non la perdeva di vista”. E’ ripreso con la testimonianza dell’ex suocera 66enne il processo all’ex terrorista dei Nap 79enne, residente a Vetralla, denunciato per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, minacce, lesioni e stalking dalla ex moglie 44enne. Durante il matrimonio, l’ex marito l’avrebbe costretta a rapporti sessuali contro la sua volontà. Secondo l’accusa, anche con degli amici. A scopo terapeutico – secondo quanto emerso ieri – per farle superare il trauma di presunti abusi sessuali subiti da piccola dal padre.
La presunta vittima ha lasciato il marito nel luglio 2013. Nell’agosto 2014 ha avuto un incidente stradale e i sanitari di Belcolle si sono accorti che oltre ai problemi fisici, c’era dell’altro. “Ho trovato una donna molto provata, con importanti problematiche relazionali, che aveva avuto una gran quantità di eventi traumatici nella vita”, ha confermato davanti al collegio la dottoressa Simonetta Taucci. E’ la psicologa della Asl, cui è stato affidato il caso. E’ stata lei a confermare che l’imputato avrebbe costretto l’ex moglie a rapporti sessuali contro la sua volontà: “Le diceva che era a fini terapeutici, come tecnica per superare gli abusi subiti dal padre. All’inizio della relazione non si è resa conto, solo successivamente le ha viste come costrizioni”. E secondo l’accusa, per l’appunto, il 79enne avrebbe costretto l’ex moglie anche ad avere rapporti sessuali con altri uomini.
La settimana scorsa era stato sentito il figlio della vittima. “Mia madre aveva paura di mio padre”, disse il giovane, 24enne. “Eravamo tutti terrorizzati”, ha ribadito ieri la madre. La figlia aveva appena 20 anni e l’ex nappista 55 quando si sono messi insieme. “Per un po’ hanno vissuto in una roulotte. Non lavoravano, non avevano amici. Poi si sono fatti casa e hanno preso un bar. Ma lavorava solo lei. E mio genero si lamentava pure. Non voleva. ‘Chi lavora si fa zoccola’, diceva. E le dava della puttana. ‘Sei andata a fare la zoccola, lo so che hai l’amico, ti ammazzo’. Tutte le sere. Era geloso, doveva stare a casa e basta. Nessuna amica“.
Eppure quando – dopo l’ennesimo schiaffo – lei lo ha lasciato per trasferirsi nell’appartamento adiacente dei genitori, nel giro di un giorno avrebbe già cambiato la serratura. “Non l’ha fatta più entrare, neanche a prendere le mutande, ha dovuto ricomprarsi tutto. Ora che lei si è trasferita altrove con il figlio, non può venire a trovarmi . Le dice ‘non devi venire nel territorio mio’. E lei ha ancora paura”, ha sottolineato l’ex suocera. Le minacce di morte alla moglie e ai suoceri sarebbero state all’ordine del giorno. “Aveva sempre il coltello in mano. A mio marito diceva ‘ti spanzo’. Gli dava del pedofilo. Lo accusava di abusi su nostra figlia alla mia presenza quando era piccola. Io questa storia l’ho saputa dopo”. Sentiva la figlia piangere attraverso i muri: “Lui la insultava e minacciava, lei piangeva. Fino a quando non lo ha lasciato”.
Il 79enne è difeso da Giuseppe Picchiarelli. La presunta vittima si è costituita parte civile con l’avvocato Cinzia Luperto. Il pm è Eliana Dolci. Il collegio è presieduto dal giudice Silvia Mattei. Lo scorso luglio il 79enne è stato nuovamente rinviato a giudizio per stalking nei confronti dell’ex moglie. Il nuovo processo inizierà a giugno 2017.
