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“Mi ha minacciato Casamonica in persona”

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Claudio Casamonica

Claudio Casamonica

 

L'avvocato Fausto Barili

L’avvocato Fausto Barili

Viterbo – “Mi ha minacciato Claudio Casamonica in persona”. Lo ha ribadito più volte con forza ieri in aula Yuri Cortellesi, un imprenditore che è l’unica parte civile del processo per estorsione e usura a  quattro imputati, tra i quali spicca il nome di Consiglio Di Guglielmo alias Claudio Casamonica, 64 anni, uno dei più temuti capoclan della famiglia, noto alle cronache anche come “il boss di Ciampino”.  L’altra presunta vittima, anch’esso un imprenditore, invece, non l’ha nemmeno riconosciuto, nonostante l’imputato fosse seduto davanti a lui in aula. 

Claudio Casamonica fu arrestato nell’operazione Fire del febbraio 2008, su richiesta dei pm viterbesi Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma. Indagati a piede libero il figlio Sabatino e gli imprenditori Adolfo Perazzoni di Civita Castellana e Raffaele Pollegioni del capoluogo. I fatti risalirebbero al 2006-2007, quando Casamonica avrebbe tentato di estendere il racket pure alla Tuscia,

Tra i grandi accusatori Yuri Cortellesi, imprenditore edile quarantenne e cognato dell’imputato Polleggioni. L’unico che si sia costituito parte civile. Due mesi prima del blitz sfociato nell’arresto di Casamonica, nel dicembre 2007, Cortellesi e Pollegioni erano stati a loro volta arrestati nell’operazione Bobcat con l’accusa d’estorsione, furto, usura e ricettazione.

E fu proprio Cortellesi – successivamente assolto con formula piena per la vicenda Bobcat – a confidare ai pm D’Arma e Tucci, durante l’interrogatorio, di essere una vittima di Casamonica, presentatogli da un cugino. “Comprai una macchina nel suo autosalone, pagandola con assegni postdatati. Alla scadenza del primo, che non era coperto, fui contattato e minacciato telefonicamente da Claudio Casamonica. Allora ho avuto paura, gli ho dato un assegno da 4.600 euro di mio suocero, poi gli ho ridato la macchina, perché non volevo più avere a che fare niente con lui. Avrei riavuto i soldi se l’avessero venduta. Invece si sono tenuti l’assegno. Io nel frattempo sono stato arrestato e non gli ho più chiesto niente”, ha raccontato. Contraddicendosi numerose volte durante il controesame del difensore di Casamonica, Fausto Barili. “Sono passati dieci anni, non mi ricordo, io non ho il cervello di Einstein”, si è giustificato davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei e al pm D’Arma. 

In aula anche un’altra presunta vittima del tentativo di infiltrarsi sul territorio viterbese del clan Casamonica. Si tratta di un imprenditore che nel 2007 si sarebbe trovato in difficoltà economiche mentre era impegnato in un cantiere edile. Anche nel suo caso l’interlocutore sarebbe stato il boss in persona. Casamonica si sarebbe reso disponibile a prestargli 50mila euro, se gli avesse dato a garanzia quattro dei negozi in fase di realizzazione, per un valore di 380mila euro. Con l’impegno a restituirgli il prestito di 50mila euro, più la metà del valore commerciale di uno dei negozi, pari ad altri 60mila euro. Per un totale di 110mila euro per un prestito di 50mila euro. Peccato che il testimone non abbia nemmeno riconosciuto Claudio Casamonica, presente in aula. E nemmeno nelle fotografie d’epoca. “Sono passati dieci anni”, ha detto anche lui. Si torna in aula la prossima settimana. 


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