Viterbo – “Si tratta di una sentenza abnorme e profondamente ingiusta in un caso paradossale, in cui la verità processuale è il rovescio della verità reale”.
Così l’avvocato Antonio Ingroia, difensore con l’avvocato Fabio Repici della famiglia Manca, a proposito della sentenza di primo grado emessa dal giudice di Viterbo Silvia Mattei al termine del processo per la morte di Attilio Manca.
“Purtroppo i giudici di Viterbo, a causa dell’estromissione delle parti civili, non hanno potuto valutare tutti i fatti e tutte le prove, tra cui quelle da noi ritenute decisive, non hanno potuto considerare evidenze fondamentali, e non hanno neppure ascoltato la verità dei familiari di Attilio Manca”.
La sentenza ha visto la condanna a cinque anni e quattro mesi di reclusione, oltre a 18 mila euro di multa, della sola Monica Mileti, la donna accusata di aver ceduto la dose di eroina che, nel 2004, avrebbe provocato a Viterbo la morte dell’urologo di Barcellona Pozzo di Gotto.
“Attilio Manca – aggiunge l’ex pm – è stato ucciso per aver operato Provenzano a Marsiglia con il benestare di pezzi dello Stato ai più alti livelli: era diventato un testimone troppo scomodo, il suo è un delitto di Stato che si inserisce nel quadro di quella scellerata trattativa che uomini delle Istituzioni strinsero con i boss mafiosi, lasciandosi dietro una lunga scia di sangue. Ma non si è voluto che si arrivasse alla verità, che fosse fatta giustizia. E da quel processo è stata estromessa la parte civile e la sua verità. Noi però non ci arrendiamo.
A Viterbo non si è fatta giustizia – continua Ingroia -. Confidiamo in un’altra magistratura, confidiamo nei due esposti presentati alla Procura distrettuale antimafia di Roma, che ha avuto già l’effetto di far aprire un fascicolo per omicidio di mafia, e alla Procura nazionale antimafia, dove ci auguriamo prenda il posto che merita il più rapidamente possibile Nino Di Matteo.
Con la sua grande esperienza in indagini di alta mafia – conclude Ingroia – un magistrato come Di Matteo potrà infatti sicuramente contribuire a ristabilire la verità e a fare giustizia. Lo dobbiamo ad Attilio, lo dobbiamo alla sua famiglia”.
