Viterbo – Strumenti all’avanguardia, locali più ampi e accoglienti e, soprattutto, separati da quelli della Questura dove lo spazio era troppo poco e necessario per altre funzioni.
Il questore di Viterbo Lorenzo Suraci mostra le nuove stanze dell’ufficio immigrazione. Si trovano proprio accanto allo sportello già esistente, nel blocco delle Pietrare poco lontano dalla Questura stessa.
Una grande stanza luminosa, un archivio ben organizzato e spazioso e un’altra stanza con il fotosegnalatore, un macchinario di ultima generazione attraverso il quale gli immigrati o richiedenti asilo vengono schedati e inseriti nella banca dati italiana ed europea.
“Grazie a questi nuovi locali – spiega il questore Suraci – chi deve richiedere il permesso di soggiorno o l’asilo politico non deve più passare dalla Questura. Qui c’è tutto quello che serve e, particolare da non sottovalutare, ci sono spazi adeguati anche per chi deve attendere il proprio turno”.
L’ampliamento degli uffici, fortemente voluto dal questore e dai suoi collaboratori, è stato ottenuto dopo mesi di lavoro e di trafile burocratiche, ma ora il risultato è un fiore all’occhiello per la polizia viterbese.
“In questi ultimi anni – spiega Sonia Alfieri, dirigente dell’ufficio immigrazione – le pratiche di richiesta di asilo politico sono aumentate esponenzialmente ed era necessario avere nuovi spazi per gestirle al meglio”.
Ma non si tratta solo di burocrazia. Dietro questa scelta c’è anche l’aspetto umano. “Chi viene qui – prosegue la Alfieri – esce da queste stanze con un’identità. Accogliere queste persone è un passaggio delicatissimo e vogliamo farlo nel migliore dei modi”.
Gli uffici, inoltre, non servono soltanto per chi arriva in Italia, ma anche per chi deve essere espulso.
“In considerazione del fatto che a Viterbo c’è un carcere di massima sicurezza – conclude Sonia Alfieri – ci troviamo quotidianamente a dover gestire pratiche di accompagnamento alla frontiera di ex detenuti. Questioni delicate, ma sempre gestite con grande professionalità dai miei colleghi che ora, oltre alle loro capacità lavorative, possono servirsi anche di spazi più dignitosi e comodi”.
Francesca Buzzi








