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“Pochi, maledetti e subito…”

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Genio e sregolatezza - Filmati e intercettazioni in aula

Genio e sregolatezza – Filmati e intercettazioni in aula

Genio e sregolatezza - Filmati e intercettazioni in aula

Genio e sregolatezza – Filmati e intercettazioni in aula

Viterbo – Genio e sregolatezza, filmati e intercettazioni in aula per dimostrare appalti truccati, rivelazione di segreti d’ufficio e corruzione. “Pochi, maledetti e subito”, dicevano ad esempio tra loro, senza sapere di essere intercettati, i funzionari del genio civile Roberto Lanzi e Gabriela Annesi, decidendo per un giro di vite nei confronti degli imprenditori restii a versare le tangenti concordate per vincere le gare. Ieri le voci della coppia di pubblici ufficiali sono rimbombate in aula. 

I pubblici ministeri Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma non si sono fatti mancare niente nel giorno della requisitoria più lunga. Due ore e mezza al termine della quale  hanno chiesto oltre 25 anni complessivi di condanne per gli otto imputati del filone principale della maxinchiesta sul presunto giro di un centinaio di appalti truccati da una cordata di imprenditori con la complicità di due funzionari del genio civile. 

Sul maxischermo posizionato ad hoc nell’aula di corte d’assise le immagini “live” della corruzione. In versione integrale – per il collegio presieduto dal giudice Maria Luparelli – il filmato girato grazie all’utilizzo di microcamere nascoste sul soffitto nell’ufficio del funzionario del genio civile. Si vede Lanzi – il deus ex machina per l’accusa – con l’imprenditore Luca Amedeo Girotti. Sono alle prese con la sostituzione della busta del ribasso. Un lavoro certosino, che si conclude all’insegna di colla e taglierino, abilmente usati dal funzionario per non lasciare traccia della nuova offerta col trucco. Per non lasciare nulla alla libera interpretazione, lo stesso pm D’Arma descrive al microfono i vari passaggi, come fosse un telecronista e il filmato un documentario.

Tra le intercettazioni fatte ascoltare in aula, una lite tra Daniela Chiavarino (che ha patteggiato una pena sotto i due anni con il padre Gianfranco e l’imprenditore Roberto Tomassetti) e un imprenditore di Orte, estraneo al processo, sulla spartizione degli appalti. E ancora. Le strategie di Lanzi e della collega Annesi per riscuotere le tangenti prima e non dopo la vincita della gara. “Gli dobbiamo dire che altrimenti non se ne fa niente – risuona in aula – che per rischiare dobbiamo avere i soldi in tasca, altrimenti leggiamo il giornale” (per i pm è il “manifesto” dello stile Lanzi-Annesi).

C’è poi un’intercettazione in cui un imprenditore del Cost si lamenta di Gianfranco Chiavarino che non spartisce le gare con Lanzi, che oltre a lavorare part-time per il genio era il direttore del consorzio. “Se ognuno va per cazzi suoi – dice l’imprenditore infervorato – che consorzio è? Hanno da pagà, punto e basta, con gli interessi pure”. Lanzi gli risponde: “Con me sfondi una porta aperta”.

Nessuno sconto agli imputati. Ed ecco spuntare la famosa “cartolina dal lago” di Fabrizio Giraldo a un collega per dirgli che non deve partecipare a una gara. “Ho fatto mandare una cartolina dal lago a quell’altro, perché a te non ti tocca”, spiega Giraldo, pensando di parlare in codice. Infine un audio “folcloristico”, come l’ha definito D’Arma, tra Daniela Chiavarino e Roberto Tomassetti, in cui ironizzano sull’apertura da parte di Lanzi di un secondo negozio di abbigliamento a Civita Castellana, oltre a quello di Viterbo: “Lo sai ‘ndo sta Roberto? Hai da vedè che negozio. Non c’ho capito niente, le so’ bamboccio. Hai capito? Maremma svergognata, non c’emo capito un cazzo”. 

Nel complesso, i pm Tucci e D’Arma hanno chiesto venticinque anni e un mese di carcere, con pene da due anni a sei anni e nove mesi. Per Lanzi la richiesta di pena più severa: sei anni e nove mesi, oltre la confisca di 51mila euro di beni. Per le parti civili, la Regione ha chiesto 260mila euro di danni (riservandosi di chiedere il resto, ancora da quantificare, in sede civile),  la Provincia 183mila 940 euro, il comune di Vignanello 600mila euro e l’impresa 200mila euro. A fine maggio la prossima udienza, quando la parola passerà ai difensori degli otto imputati. Per la sentenza, però, bisognerà aspettare l’autunno.


Le pene chieste dai pm per gli imputati

1) Roberto Lanzi, funzionario del Genio civile: 6 anni e 9 mesi, più una confisca di 51mila euro di beni

2) Adriano Santori, ex sindaco di Graffignano: 3 anni e 6 mesi

3) Gabriela Annesi, funzionario del Genio civile: 3 anni e 4 mesi

4) Luca Amedeo Girotti, imprenditore: 3 anni

5) Fabrizio Giraldo, imprenditore: 2 anni e 6 mesi

6) Luciano Cardoni, ex assessore di Graffignano: 2 anni

7) Angelo Anselmi, imprenditore: 2 anni

8) Giuliano Bilancini, imprenditore: 2 anni

 


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