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Processo fatture tarocche, ping pong tra giudici

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Franco Fiorito

Franco Fiorito

Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Viterbo – Fatture tarocche, il processo non riesce a entrare nel vivo.

Gli atti del procedimento a carico di Franco Fiorito e Paolo Gianlorenzo continuano a passare da un giudice all’altro. In principio – a febbraio 2016 – erano stati affidati al magistrato Giacomo Autizi, che li ha però dovuti rinviare alla collega Rita Cialoni. Il processo parte a settembre scorso, con l’udienza di ammissione prove davanti al giudice Cialoni. Ma ieri il colpo di scena: ad aprile il procedimento tornerà nelle mani di Autizi. E’ un vero e proprio ping pong tra magistrati.

Fiorito, il Batman di Anagni, e Gianlorenzo devono rispondere del presunto plico di fatture falsificate ai danni di Francesco Battistoni, ex capogruppo Pdl alla regione Lazio. L’ex direttore di Nuovo Viterbo Oggi, Paolo Gianlorenzo, è accusato di diffamazione: avrebbe pubblicato su un sito l’intero dossier taroccato. Fiorito, invece, è imputato anche per la calunnia a danno dell’€™allora coordinatore regionale del Pdl, Vincenzo Piso, e della sua segretaria, Maria Ludovica Nasonte: i due sarebbero stati ingiustamente incolpati di aver falsificato le fatture. Depenalizzata, invece, l’accusa di falso.

Secondo il sostituto procuratore Massimiliano Siddi, il dossier tarocco sarebbe servito a gettare fango su Battistoni, “colpevole” di aver scoperto gli ammanchi nelle casse del gruppo Pdl. La contabilità finisce presto al cospetto dei magistrati Alberto Caperna e Alberto Pioletti. E’ l’€™inizio dell’inchiesta-scandalo sulle spese pazze coi soldi dei contribuenti: Fiorito finisce in manette, mentre una fiumana di ex consiglieri regionali nel registro degli indagati. Molti sono stati prosciolti. Ma non “Francone”€, condannato in primo grado a tre anni e quattro mesi per peculato.

Secondo le indagini, il presunto plico di fatture false era parte integrante della strategia di Fiorito: difendersi, attaccando e accusando tutti di spendere e spandere. Le fatture tarocche, con quegli importi gonfiati, potevano far passare il concetto che Battistoni, in primis, aveva chiesto rimborsi illegittimi per cene di lusso, comunicazione e pubblicità. L’ex capogruppo Pdl è parte civile nel processo, insieme alla sua segretaria.


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