Viterbo – “Rifiuti, massima attenzione sulle attività illecite”. Il viceprefetto di Viterbo Salvatore Grillo davanti la commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali a esse correlati.
L’audizione lunedì 20 febbraio, insieme al prefetto di Latina, Rieti e Frosinone. Presente anche Immacolata Amalfitano, dirigente dell’area 1 della prefettura di Viterbo.
In poco più di 20 minuti la relazione del viceprefetto Grillo. “Sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti la provincia non presenta particolari criticità, nonostante ci siano aspetti sui quali teniamo molto alta l’attenzione – afferma Grillo -. Non ci sono però presenze particolarmente inquietanti, salvo l’interdittiva del novembre 2015 per Viterbo Ambiente, azienda che ha l’appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti a Viterbo e Montefiascone”. Ora “l’interdittiva è stata revocata perché – dice il viceprefetto – la compagine societaria di Viterbo Ambiente è stata completamente rinnovata”, e il rischio di infiltrazioni mafiose “è stato sterilizzato e bonificato”. Per Grillo, questo è stato “l’evento più rilevante sul ciclo dei rifiuti a Viterbo”.
Il viceprefetto ricorda poi Vento di maestrale, l’inchiesta del 2015 dei carabinieri di Viterbo, del Noe e della polstrada che “ha avuto per oggetto – dice – il ciclo di rifiuti e di discariche”. Nel giugno di due anni fa, in nove finirono ai domiciliari. I filoni d’indagine furono due: uno sulla gestione dell’impianto di trattamento meccanico biologico di Casale Bussi; l’altro relativo alla truffa ai danni del comune sul contratto per il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti, affidato alla società Viterbo Ambiente.
Poi l’analisi di Grillo sulle criticità delle isole di prossimità, ovvero i punti di raccolta rifiuti delle zone non servite dal porta a porta. “Non c’è ancora – spiega – un chiaro riferimento alla criminalità organizzata, ma le forze di polizia hanno notato una serie di sversamento di rifiuti speciali non tossici. Sversamenti illeciti e incontrollati, provenienti soprattutto da piccole attività artigianali. La polizia locale e la Guardia di finanza hanno emesso circa 230 contravvenzioni, per un totale di 6mila 300 euro di proventi”.
La prefettura ha “chiesto alle forze di polizia servizi più mirati, affinché si possa individuare chi effettua gli sversamenti illegali e capire da dove provengono i rifiuti. Per ora sappiano che si tratta di piccole attività artigianali – ribadisce Grillo -, di artigiani che lavorano in nero e che non sversano i rifiuti nelle discariche autorizzate”. L’obiettivo dell’ufficio territoriale del governo è quello di “recuperare, anche attraverso pedinamenti, una lunga filiera di illegalità, che va dallo sversamento illegale all’evasione fiscale”. Ecco perché la prefettura avrebbe chiesto al comune di Viterbo di installare una serie di telecamere nei pressi delle isole di prossimità.
Poi le cartiere dismesse di Tuscania e Canino. “In questo senso – afferma Grillo – ci sono problematiche concernenti lo sversamento di rifiuti speciali non tossici. Scarti provenienti dalla lavorazione della carta. Sui siti non possiamo ancora intervenire, perché quello di Tuscania è ancora sotto sequestro e l’attività d’indagine è in mano alla polizia giudiziaria. Su quello di Canino, invece, c’è una diatriba di carattere civilistico tra il gestore e il proprietario della struttura, che sta paralizza l’attività di bonifica”. Insomma, in entrambi i casi ci sono “questioni di stallo che non consentono la rimozione dei rifiuti. Le cartiere, comunque, non sono più attive e sono state messe in sicurezza. Per i residenti non ci sono problematiche ambientali”.
L’attenzione del viceprefetto Grillo si sposta poi sull’incendio del 3 settembre scorso a Onano. “Nel comune – spiega – c’è una struttura di stoccaggio di materiale plastico che è andato a fuoco. Si sono incendiate dieci tonnellate di materiale plastico, che hanno emesso una nube probabilmente tossica. I risultati dell’Arpa, però, non hanno ancora confermato il tipo di tossicità. Abbiamo predisposto la sospensione dell’attività da parte della ditta operante, che è stata diffidata a presentare una relazione a firma di un tecnico abilitato che attesti il ripristino dell’impianto in conformità delle norme di sicurezza e stabilisca un programma di smaltimento rifiuti. Ma finché l’Arpa del Lazio e della Toscana non avranno stabilito l’effettiva tossicità nube sprigionata, non sarà possibile procedere ad alcun tipo di attività”.
Infine l’ex fornace di Orte “nella quale prima del 2004 – ricorda Grillo – sono stati stoccati circa 7mila metri quadrati di rifiuti speciali, destinati a diventare composto per miscelazione come materia prima per un impasto. Accertato che questi rifiuti contenevano metalli pesanti, è stato avviato il procedimento di bonifica, interrotto nel 2009 perché la società non ha fornito tutta la documentazione richiesta e quindi ha impedito il proseguo dell’attività”.
L’attenzione della prefettura è anche sullo scarico delle acque reflue, “da parte di allevamenti zootecnici e attività industriali, come ditte di autolavaggio e meccaniche. Gli scarichi sono stati rilevati dalla Guardia forestale e, dove consentito, i titolari sono stati multati e a loro sono state addebitate le spese di ripristino delle acque”.

