Viterbo – (g.f.) – Qualcuno se ne sta appena fuori dalla sala comune, che è mensa ma anche l’aula dove s’insegna l’italiano.
Ognuno col proprio cellulare. “Sono di loro proprietà – fanno notare i gestori – non li hanno avuti in Italia”.
Altri all’interno guardano la tv, le ultime notizie di Al Jazeera, in inglese. Diversi sono nei container.
Una giornata qualunque per i migranti al campo d’accoglienza all’ex Fiera di Viterbo. Stamani la visita dei consiglieri della quarta commissione. Per vedere dall’interno come si vive nella struttura così fortemente contestata.
Tra gli ospiti, c’è chi si ferma a parlare, altri salutano, i più se ne vanno in fretta al passaggio dell’inattesa comitiva.
Attualmente, come spiega la responsabile dell’accoglienza, Laura Ceccio, sono 59 le persone alloggiate nei container, la capienza massima dichiarata era di sessanta. Quattro sono donne, hanno un’età compresa fra 19 e trent’anni. Arrivano da Nigeria, Camerun, Nuova Guinea e Pakistan.
“È un gruppo coeso – osserva Ceccio – nonostante le diverse nazionalità d’appartenenza. Non creano discussioni, non abbiamo avuto problemi, anche grazie al nostro lavoro”.
La struttura sulla Cassia Nord non è un campo temporaneo, come sembrava dalla descrizione fatta all’epoca dalla prefettura. In linea teorica i migranti potrebbero rimanere nei container per tutta la durata del loro percorso di richiesta asilo, due anni. “Se il campo resta aperto”.
È Ceccio a guidare i consiglieri e a spiegare il funzionamento della struttura. Come poco prima in commissione, pure per la visita dalla prefettura, che ha allestito il campo, non si vede nessuno.
“Ogni giorno – continua Ceccio – i ragazzi hanno due ore di lezione la mattina e due al pomeriggio. Non solo per imparare l’italiano, ma spieghiamo loro pure le norme che regolano il paese, come comportarsi e gestirsi con la popolazione esterna.
Per il resto, c’è la pulizia del campo e dei bagni, delle parti esterne, con un aiuto per quello che serve”.
Sono liberi di muoversi. La zona, per spostarsi non è delle migliori. “C’è una stazione degli autobus appena fuori, ma in tanti vanno a piedi. La strada è pericolosa e allora ci siamo attrezzati. Abbiamo fasce rifrangenti e giubbotti che la sera devono indossare prima d’uscire”.
Dalla sala comune, ricavata nella struttura che fa parte dei capannoni accanto a quello dell’ex fiera e separata rispetto al parcheggio con i container, si accede alla cucina.
“Oggi – spiega la cuoca – a pranzo pasta col tonno, bastoncini al forno e insalata russa. Spesso c’è il riso, alimento che a loro piace molto”.
Sono in larga parte persone che vogliono rimanere in Italia, quelli ospitati al campo. “Chi preferisce andare altrove – osserva Ceccio – di solito prosegue il percorso”.
Nella zona esterna del campo sono attesi teli per coprire alcune parti dal sole e piante. “Ma dal 19 marzo la struttura deve chiudere”. Lo fa notare il presidente della quarta commissione Arduino Troili. Scadono i tre mesi di deroga rispetto alla norma che ha consentito i lavori.
Quello di Troili resta un dubbio. Non si può trasformare in domanda. “Se si presentassero dalla prefettura – sottolinea Chiara Frontini (Viterbo 2020) – potremmo chiederlo a loro”. Peccato che non ci siano.









