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“Tre ore per la tratta Roma-Orte”

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Un treno

Un treno

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ieri 2 marzo si è registrata l’ennesima giornata infernale per i pendolari che ogni giorno percorrono la tratta Viterbo P.F. – Roma Termini, con treni cancellati (come il 7582 del 17:36 da Roma Termini) che ha obbligato i passeggeri viterbesi, di ritorno da Roma, a salire sul primo treno in partenza con ritardi a tre cifre.

Una volta saliti, l’odissea è solo iniziata infatti il treno ha impiegato ben tre ore per percorre la sola tratta Roma-Orte con lunghe soste tra Termini e Tiburtina  e a Settebagni, con a bordo bambini piccoli, persone anziane e mancanza di riciclo di ossigeno (sfiderei chiunque a dire che il viaggio sia stato fatto in sicurezza).

Giunti ad Orte si è dovuto sperare in un passaggio di qualche collega con l’auto in sosta alla stazione oppure avventurarsi con il primo treno disponibile per Viterbo per un’altra ora di viaggio.

Il tutto nella più assoluta assenza di informazione, con messaggi da parte del personale dell’azienda del tipo: “ritardi indeterminati”, “ora vediamo che tratta facciamo”, “non si sa se il treno riparte”, “non sappiamo quando arriviamo”.

L’accaduto è solo uno spunto per accendere i riflettori su un problema che vede costretti gli abitanti di Viterbo che lavorano a Roma a dover viaggiare ogni giorno per quasi quattro ore (A/R) uscendo di casa il mattino presto con il buio e rientrando non prima delle 19,30.

Questo è lo scotto che si deve pagare per aver scelto di non abbandonare la città di Viterbo a discapito del tempo da dedicare alle proprie famiglie.

Non solo, ma spesso anche le condizioni del treno non sono ottimali, infatti, i vagoni sono ghiacciati con temperature al disotto dei 10° in inverno e viceversa in estate, non igienizzati e persone addossate costrette a viaggiare in piedi; non dimenticando le volte che si è costretti a percorre la c.d. “line lenta” per precedenze all’alta velocità o guasti vari, con raddoppio dei tempi.

Un plauso ai capi treno ed allo staff dell’azienda, tra l’altro sempre più giovane, che ,anche loro abbandonati dal vertice, cercano di tamponare i disaggi che si presentano ormai come una costante.

Da ultimo, mi preme sottolineare un personale punto di vista sull’assurdità della durata di un’ora per percorrere il tratto Viterbo P.F.-Orte di appena 30 Km. 

Di solito sono gli abitanti delle zone limitrofe a doversi avvicinare alla stazione del capoluogo di provincia e non, come accade, il treno a doversi fermare e raccogliere per mano i vari cittadini lungo la tratta. Infatti, conviene abitare a Montefiascone, Grotte S. Stefano ecc. piuttosto che nel capoluogo di provincia.

Ovviamente la mia riflessione non vuole andare a discapito degli amici pendolari delle citate località che subiscono anche loro il disagio, ma l’azienda del trasporto dovrebbe prevedere soluzioni ottimali, soprattutto negli orari di punta, come per esempio con alternanze di treni cd. “direttissimi” Viterbo P.F. Orte/Roma e navette veloci ed efficienti (su strada o ferro) per Viterbo e Orte dai paesi viciniori. 

La soluzione palliativa di cui sopra, evitando tutte le fermate con annessi rallentamenti, porterebbe un leggero guadagno di tempo che risulterebbe oro per chi percorre la tratta tutti i giorni, in attesa dell’intervento concreto delle Istituzioni preposte alla tutela dei loro cittadini, nel cercare e convogliare i fondi (anche quelli europei che annualmente l’Italia restituisce per inefficienza nell’utilizzo) in una tratta (da P. R. o P. F.) degna di pendolarismo.

Un saluto a tutti i pendolari ed ai loro familiari che ne subiscono con pazienza le conseguenze.

Carlo Leone


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