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Truffa milionaria sui rifiuti, cinque avvisi di fine indagine

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Viterbo - Operazione "Vento di maestrale" - Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo – Operazione “Vento di maestrale” – Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Operazione "Vento di maestrale" - La conferenza per illustrare i dettagli

Operazione “Vento di maestrale” – La conferenza per illustrare i dettagli

 

Viterbo - Operazione "Vento di maestrale" - Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo – Operazione “Vento di maestrale” – Il blitz di carabinieri e polstrada a Casale Bussi

Viterbo – Truffa milionaria sui rifiuti, recapitati cinque avvisi di fine indagine. Dopo quello passato alla Dda di Roma, si chiude anche il fascicolo viterbese della maxinchiesta Vento di maestrale del sostituto procuratore Massimiliano Siddi. I cinque indagati arrestati nel blitz del 3 giugno 2015 sono stati raggiunti da altrettanti 415 bis, che preludono alla richiesta di rinvio a giudizio. Avrebbero invece preso la strada dell’archiviazione le posizioni dei due indagati a piede libero. 

Si tratta del filone Viterbo Ambiente dell’inchiesta. Ai domiciliari finirono in cinque, il dirigente comunale 54enne Ernesto Dello Vicario e i quattro in quel momento ai vertici di Viterbo Ambiente accusati di truffa, frode e falso. Oltre a Dello Vicario, il presidente del cda di Viterbo Ambiente Rosario Carlo Noto la Diega (consigliere del gruppo Gesenu di Perugia di proprietà dell’avvocato Manlio Cerroni, il ”re dei rifiuti” romani arrestato nel gennaio 2014), il responsabile tecnico Francesco Bonfiglio, Maurizio Tonnetti e Fulvio Santini. Santini, 64 anni, di Vallerano, è stato presidente negli anni ’90 della Comunità montana dei Cimini.

Oltre a professionisti, imprenditori e al dirigente comunale finiti ai domiciliari, furono indagati a piede libero i dirigenti comunali Sara Palombi e Stefano Quintarelli. Due posizioni che ora avrebbero preso la strada dell’archiviazione.

Dietro l’inchiesta una presunta truffa da un milione e mezzo di euro l’anno. Una vincita alla lotteria sulle spalle del Comune e dei cittadini. Questi ultimi vittime in prima persona della truffa, tradotta per l’ignaro utente in un improduttivo caro rifiuti: costi gonfiati per servizi inesistenti o quasi, come lo spazzamento di strade e giardini da parte della Viterbo Ambiente. Oppure – per quanto riguarda il filone discarica dell’inchiesta – la produzione nulla o di pessima qualità di combustibile da rifiuti da parte di Ecologia Viterbo a Casale Bussi.

Dal dirigente al bilancio Stefano Quintarelli un assist agli indagati del filone Viterbo Ambiente. Durante un interrogatorio fiume di quattro ore  spiegò che alla ditta, nel 2014, erano stati dati i 9 milioni del canone contrattuale, non 10 milioni e 260mila euro. Nessun ulteriore impegno di spesa dal Bilancio. E nessun caro tariffa sulle spalle dei cittadini, secondo il difensore Giovanni Labate. “Il pef (piano economico finanziario) – spiega l’avvocato – non ha comportato nessun aumento di tariffa, anche in ragione del fatto che le somme aggiuntive erano a livello previsionale, perché, a livello tecnico contabile, se tu non le prevedi e si verificano non hai i soldi. E le somme che non sono state spese verranno impegnate dal Comune sempre per servizi nel settore igienico ambientale”.

Tariffe sproporzionate rispetto al servizio per la procura, secondo cui  la società Viterbo Ambiente si era aggiudicata un ricco appalto quinquennale da 50 milioni di euro. Pochi per garantire l’igiene pubblica. Città sporca e discarica. Due distinti filoni d’indagine confluiti nell’operazione Vento di maestrale (come il vento che porta la puzza di fogna quando soffia). E’ il nome del blitz, sfociato nel 2015 in 9 perquisizioni tra Viterbo, Roma, Latina e Terni (case, uffici e laboratori analisi) e in ben 9 ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari emesse dal gip Franca Marinelli.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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