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“Non è un uomo coraggioso chi spara a una ragazza inerme”

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Femminicidio-suicidio a Orte - Silvia Tabacchi

Femminicidio-suicidio a Orte – Silvia Tabacchi

Femminicidio-suicidio a Orte - I funerali di Silvia Tabacchi a Vasanello - La zia Caterina

Femminicidio-suicidio a Orte – I funerali di Silvia Tabacchi a Vasanello – La zia Caterina

Femminicidio-suicidio a Orte - I funerali di Silvia Tabacchi a Vasanello

Femminicidio-suicidio a Orte – I funerali di Silvia Tabacchi a Vasanello

Femminicidio-suicidio a Orte - I funerali di Silvia Tabacchi a Vasanello

Femminicidio-suicidio a Orte – I funerali di Silvia Tabacchi a Vasanello

Femminicidio-suicidio a Orte - I funerali di Silvia Tabacchi a Vasanello

Femminicidio-suicidio a Orte – I funerali di Silvia Tabacchi a Vasanello

Femminicidio-suicidio a Orte - I funerali di Silvia Tabacchi a Vasanello - La madre Beatrice e il padre Antonio

Femminicidio-suicidio a Orte – I funerali di Silvia Tabacchi a Vasanello – Mamma Beatrice e papà Antonio

Femminicidio-suicidio a Orte - I funerali di Silvia Tabacchi a Vasanello

Femminicidio-suicidio a Orte – I funerali di Silvia Tabacchi a Vasanello

Vasanello – “Non è stata una disgrazia. Non è stata una tragica fatalità. Non è stata pazzia. La morte di Silvia è stata frutto di una precisa scelta. Meditata e maturata”. Zia Caterina, la zia di Silvia Tabacchi, la 28enne uccisa dall’ex fidanzato Francesco Marigliani, parla dall’ambone della chiesa di santa Maria assunta. Lo fa con fermezza, anche se il cuore le piange dal dolore.

Si rivolge alla folla, immensa, che ieri si è stretta intorno alla sua famiglia, nel giorno dell’addio a Silvia. Si rivolge a un intero paese, Vasanello. Si rivolge a un’intera nazione. Ma soprattuto parla agli uomini. “Un vero uomo – dice – non è quello che non deve chiedere mai, ma è quello che pur potendo prendere chiede ‘per favore’. Non è quello che non si è mai sentito finito, ma quello che ha pianto per un rifiuto, capendo che per avere una donna bisogna meritarla. Un uomo coraggioso non è quello che spara a una ragazza inerme, ma quello che con fatica alza la cornetta, ti chiama pur non sapendo cosa dire e si lascia sentire mentre singhiozza. Solo i deboli compiono atti violenti”.

Zia Caterina parla subito dopo il messaggio dei genitori di Silvia, mamma Beatrice e papà Antonio. Vogliono che quello che è successo alla loro figlia non accada mai più. Ma “purtroppo – scrivono – accadrà ancora, e sarà come se Silvia morisse di nuovo“. Per questo zia Caterina sottolinea che “la morte di Silvia non è stata una disgrazia, una tragica fatalità. E anche parlare di pazzia è fuorviante e non ci aiuta a capire come stanno realmente le cose. La pazzia è una malattia e come tale ha una sua dignità. Quello che è successo a Silvia invece è stato frutto di una precisa scelta, meditata e maturata, e ci pone difronte a una chiara evidenza: il male nel mondo esiste. Abbiamo sempre cercato di non dargli retta e forse per questo ne siamo stati colpiti così violentemente”.

La morte di Silvia non deve avere un senso, ma deve essere un nuovo inizio. “Non voglio dare un senso a quello che è successo a Silvia – continua zia Caterina -. Dare un senso è come dire che in fondo, in fondo ci sia stato qualcosa di positivo. E questo sinceramente non lo credo. Ma sono profondamente convinta che per noi debba diventare un nuovo inizio. Il pensiero che mi distrugge è che domani tutto possa tornare come ieri. Questa sarebbe la vera sconfitta. Tutto quello che è successo a Silvia sarebbe stato inutile.

Credo che ci sia bisogno di un nuovo inizio per tutta quell’Italia che sa di essere fatta per la felicità e che oggi subisce in silenzio. Quell’Italia che con fatica dice dei no ai propri figli e insegna loro ad accettarli. Quell’Italia che non aderisce alla legge del più forte perché si rifiuta di vivere nella barbarie. Dobbiamo riscrivere da capo il nostro copione. Ci serve un nuovo patto tra uomini e donne.

Diciamo ad alta voce che un vero uomo non è quello che non deve chiedere mai, ma quello che pur potendo prendere chiede ‘per favore’. Non è quello che non si è mai sentito finito, ma quello che ha pianto per un rifiuto capendo che per avere una donna bisogna meritarla. Un uomo coraggioso non è quello che spara a una ragazza inerme. Ma quello che con fatica alza la cornetta, ti chiama pur non sapendo cosa dire e si lascia sentire mentre singhiozza. Solo i deboli compiono atti violenti.

Mentre ne parlavamo Fernando (il fratello di Silvia, ndr) mi ha chiesto: ‘Sì zia, ma noi cosa dobbiamo fare?’. Mi ha fatto una tenerezza infinita. In questa frase ha riassunto tutto il desiderio del bene in questo Paese. Che rispondere? Non lo so. Dobbiamo pensarci tutti insieme e intanto possiamo cominciare a dire dei chiari no, pretendendo che vengano rispettati. E soprattuto quando parliamo di Silvia non la liquidiamo con un ‘E’ successo’. Diciamo piuttosto: ‘Non doveva succedere, né a lei né a nessuna donna del mondo’. E Silvia ci aiuti”.


Alle 10,30 di questa mattina, nella chiesa di san Francesco ad Amelia, i funerali di Francesco Marigliani.


Multimedia: L’addio a Silvia Tabacchi – slide – video – Veglia contro la violenza nel nome di Silvia – slide – video – Femminicidio-suicidio a Orte – I vetri rotti dell’auto – slide – L’auto del femminicidio-suicidio e le prime indagini dei carabinieri – slide



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