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Villette invece di condomini, in sette davanti al gup

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Armando Balducci

Armando Balducci

Il pm Fabrizio Tucci

Il pm Fabrizio Tucci

 

Il pm Stefano D'Arma

Il pm Stefano D’Arma

Viterbo – Villette a schiera al posto di condomini, fissata l’udienza preliminare per i sette indagati del filone “Acquabianca” di Genio e sregolatezza. Tra loro ci sono anche l’ex city manager Armando Balducci e l’imprenditore Amedeo Orsolini. E’ ancora la maxi inchiesta della procura sfociata in 13 arresti e una sessantina di indagati a piede libero nel 2012. Appuntamento davanti al gup del tribunale di Viterbo a giugno. Nel frattempo sono passati due anni da quando gli indagati, nel 2015, sono stati raggiunti dagli avvisi di fine indagine.

Recapitati anche ai soci della Colleverde di Orsolini, Lorenzo Grani e Luigi Castellani, nonché agli imprenditori Roberto Tomassetti, Gianfranco e Daniela Chiavarino. Finiti nel mirino dei pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci nel 2011, nell’ambito delle indagini su presunte irregolarità nella lottizzazione Acquabianca. Un record per l’architetto Balducci che, indagato per corruzione aggravata, è stato raggiunto dal 415 bis a sette anni dalla fine dell’incarico, nel febbraio 2008.

Tutti sono accusati di corruzione aggravata. Gli imprenditori anche di truffa al Comune, per aver fatturato 190mila euro più del dovuto, 50mila incassati, per le opere di urbanizzazione. Balducci, invece, avrebbe intascato, in contanti e al nero, 70mila euro di bustarelle, a rate, dal 2008 fino al 2012. A partire dall’approvazione, solo da parte della giunta, senza il passaggio dal consiglio comunale, di una variante al piano di zona, spacciata per “non essenziale”. E invece messa a punto apposta per favorire la Colleverde, già cliente per il progetto dello studio della moglie, incrementando del 50% le volumetrie residenziali private e riducendo dell’80% le non residenziali.

Un escamotage, tra l’altro, per costruire una gran quantità di villini a schiera invece di palazzi, con un aumento del 38% della superficie edificabile. Nell’accordo corruttivo, inoltre, erano previsti incarichi a professionisti della società riconducibile alla moglie. Le imprese dei Chiavarino e di Tomassetti invece, avrebbero versato a Balducci il 2,5% sull’importo, pari a quasi 5 milioni di euro, dei lavori di urbanizzazione primaria, tra cui la rotatoria. In parte recuperati, secondo l’accusa, truffando il Comune.

 


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