Viterbo – Banda del bingo, funamboli alla sbarra dopo sette anni. Si tratta del soldalizio criminale smantellato nel marzo 2010 dall’operazione congiunta “Slot machine” di polizia e carabinieri, che stavano indagando su due furti in una sala bingo e un punto Snai del capoluogo.
Furono arrestati in sette. Si nascondevano nei negozi, dopo l’orario di chiusura e indisturbati mettevano a segno i loro colpi. Tutti di nazionalità romena, all’epoca avevano un’età compresa tra i 25 e 40 anni. Ad Acilia si erano nascosti addirittura in un’intercapedine.
In manette finirono Angelo Robertino Vinciotti, Gelu Titirica, Florin Driga, Mihai Danaila, Cristinel Bontoiu, Nicusor Marian Belecciu e Tibor Bajcsi.
L’operazione è scattata dopo due furti messi a segno a Viterbo, uno al Bingo e l’altro al punto Snai in via della Palazzina, rispettivamente il 16 e il 18 novembre 2009, per un bottino di oltre 70mila euro.
A smascherare i banditi sono state le analogie tra i colpi, caratterizzati dallo stesso modus operandi. Per esempio l’uso degli stessi strumenti di scasso, cioè cacciavite e piedi di porco utilizzati per scassinare i videopoker e le slot machine e prenderne i soldi all’interno. Decisivi i filmati delle telecamere della videosorveglianza interne ai locali.
C’era chi faceva il palo, chi i sopralluoghi degli esercizi commerciali presi di mira e chi si nascondeva all’interno per operare, indisturbato, dopo l’orario di chiusura. Di solito, secondo l’accusa, due persone entravano all’interno dei negozi. Una volta dentro, senza destare sospetti cercavano di mettere fuori uso il sistema d’allarme, grazie a una pellicola trasparente. Uno restava fuori a fare da palo.
Nel frattempo un altro complice si intrufolava nel negozio e si nascondeva per restare all’interno oltre l’orario di chiusura. I componenti della banda sono stati identificati uno a uno grazie alle intercettazioni telefoniche, ambientali e alle ricostruzioni satellitari.
Una curiosità. Quando sono stati identificati, erano già detenuti nel carcere romano di Regina Coeli. Arrestati in flagranza ad Acilia, dove uno di loro si era nascosto nell’intercapedine per l’aria all’interno del bagno di un gran caffè per mettere a segno un colpo.
Il processo, al via ieri, a causa dell’indisponibilità di uno dei giudici del collegio è stato rinviato a luglio per sentire i primi quattro testimoni dell’accusa.

