Viterbo – Banditi armati di taglierini e mascherati con parrucche, occhiali, berretti e scaldacollo. Plupripregiudicati, ma gentiluomini. Dopo la rapina in banca, infilano nelle tasche dei clienti terrorizzati delle banconote da 50 euro del bottino. Una sorta di risarcimento per averli legati mani e piedi.
Il “gesto” non è bastato loro a sottrarsi dalla giustizia. In tre, tutti laziali – rintracciati tra Pomezia, Frosinone e Latina – sono finiti a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei per le due rapine commesse il 19 ottobre e il 19 novembre 2015 ai danni dell’Unicredit di Faleria e della Banca di Capranica credito cooperativo di Oriolo Romano. Bottino complessivo: oltre 30mila euro. Sono stati arrestati dai carabinieri nel giro di quattro mesi, il 24 marzo dell’anno scorso, nell’operazione “The mask 3”.
Nell’udienza di ieri sono stati ascoltati i direttori delle due agenzie rapinate, che con la loro testimonianza hanno delineato un identico modus operandi.
A Faleria i rapinatori, uno dei quali col viso travisato dal cappuccio della felpa e un camice bianco, hanno usato delle fascette da elettricista per legare mani e piedi il responsabile, il cassiere e sei clienti, due dei quali entrati mentre era in corso il colpo. Hanno obbligato il direttore a temporizzare l’apertura dopo un’ora di caveau e cassaforti. Ma alla fine se ne sono andati prima, accontentandosi dei 15.784 euro in contanti della cassa.
“Un anziano cliente ha avuto un malore e ha cominciato a dire che gli stava venendo un infarto – ha spiegato il direttore – allora, invece di aspettare il temporizzatore, hanno preso quello che c’era in cassa e si sono dati alla fuga dopo circa mezz’ora, infilando banconote da 5o euro nelle tasche dei clienti, dicendo loro di stare tranquilli che era finita”. Parlavano in romanesco: “Non fate cazzate, non mi fate incazzare, andrà tutto bene”. Ma almeno uno era armato: “Gli è caduto dalla tasca un taglierino, allora si è chinato e lo ha raccolto”.
Esattamente un mese dopo, a Oriolo Romano hanno tenuto sotto sequestro per mezz’ora il direttore, il cassiere e sei clienti, riuscendo a portare via circa 16mila euro. Sempre in tre, uno mascherato con la parrucca. “Uno mi ha mostrato il taglierino, dicendo che se stavamo buoni non succedeva nulla. Volevano legarci con le fascette da elettricista, ma siccome un anziano cliente ha iniziato ad impallidire, hanno rinunciato”. Il momento più drammatico è stato quando fuori della bussola si è presentata una cliente: “Hanno cominciato a gridare ‘ci ha visti, ci ha visti, tocca farla entrare’. Erano parecchio agitati e quando sono andato a sbloccare la porta avevano paura che sarebbe partito l’allarme. Si sono fatti minacciosi. Poi, come si è aperta la porta, hanno afferrato la cliente per un braccio e l’hanno tirata dentro”.
In aula anche il maresciallo Angelo Ciardiello, del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri, che ha spiegato come si è arrivati all’identificazione dei banditi. L’operazione è nata da un’articolata attività di investigazione, sviluppata tramite numerose individuazioni fotografiche, dallo studio del modus operandi e da indagini di natura tecnica. Il processo ricomincia fra un mese.

