Roma – “Guardate, io a votare ci sono andato. Per capire il perché di quel 41 per cento di astenuti bisognerebbe chiedere a chi è rimasto a casa. Chissà, magari in tanti erano malati proprio nei giorni delle consultazioni…”.
A dichiararlo in un’intervista al Fatto quotidiano online è Ugo Sposetti.
Continua il tesoriere nell’articolo: “No, in effetti è poco credibile che fossero tutti malati il giorno del voto. È più probabile che molte di quelle 449mila persone neppure sapesse di essere stata iscritta al Pd”.
Alla domanda se il numero di votanti sia da considerarsi un dato preoccupante o un fatto fisiologico, Sposetti risponde: “Entrambe le cose, direi. Certo, nel Pci sarebbe stata clamorosa un’affluenza così bassa. Ma quel partito non c’è più e dunque anche nel Pd si sono affermate certe logiche della peggiore politica.
In una situazione come quella che vive oggi il Pd, in cui le iscrizioni vengono fatte all’ultimo minuto in vista di un Congresso che è in realtà un votificio, è difficile sostenere che tutti quelli che risultano titolari di una tessera siano consapevoli di essere iscritti”.
Sul numero di tessere e la possibilità di avere incarichi importanti, Sposetti sostiene: “Il peso specifico dei vari esponenti, soprattutto a livello locale, si basa sul numero di tessere e non su quello dei votanti reali. Le logiche territoriali sono fondamentali per spiegare questi dati sulla scarsa affluenza”. E riferendosi al Pd: “il partito in cui la militanza vera contava più delle tessere non c’è più. Però, alla fine della spiegazione, fatemi fare un appello”.
Poi su Orlando: “Il valore della candidatura di Orlando sta proprio in questo: nell’essersi opposto a viso aperto a queste dinamiche”. E sul risultato: “E’ stato un trionfo – conclude nell’intervista Sposetti -. Nella situazione attuale, era difficile fare di più. È stato un trionfo. E vedrete che alle primarie ci saranno delle belle sorprese. Il risultato finale non è affatto scontato”.
