Viterbo – “Sono sereno, il vero tema è mandare la gente a votare”. Primarie del Pd, Enrico Panunzi (mozione Orlando) affronta con tranquillità il voto del 30 aprile. Anche nella Tuscia si è chiamati a decidere sulla segreteria e a preoccupare il consigliere regionale c’è solo il possibile calo dell’affluenza.
Manca una settimana al voto.
“Sto lavorando e girando – dice Panunzi. Credo le primarie siano un istituto giusto, che però va regolamentato bene. Il vero tema comunque è sperare che la gente vada a votare.
Con Veltroni, abbiamo avuto tre milioni di votanti, poi siamo scesi a 3,1 e successivamente siamo arrivati a 2,8. Un trend che potrebbe confermarsi, speriamo di no. Sono sereno per le primarie che è la cosa che più conta in questi momenti”.
Ai congressi nella Tuscia, Renzi ha ottenuto il 63 per cento, Orlando il 35. La spaventano questi risultati?
“No, i dati vanno presi per quello che sono e vanno analizzati e accettati. Sono sincero, non credo che Renzi non vinca questo congresso ma penso che, in questa nuova fase, sarebbe forse opportuno avere la capacità di mettere più persone intorno a un tavolo. Altrimenti, prendendo per buoni i sondaggi, avremmo un quadro politico con tre aggregati. Per competere, dobbiamo rendere sempre più forte quello del centrosinistra e il Pd diventa il fulcro di questa operazione. Bisogna saper mettere insieme gli interlocutori”.
La scorsa settimana Zingaretti è venuto a Viterbo per Orlando. Che incontro è stato?
“Sono stato rinfrancato perché, c’è da dire, che raramente ho visto una sala così. C’era un grande entusiasmo sia degli addetti ai lavori, ma anche di tanta gente che non lo era. Dobbiamo rivolgerci proprio a loro, perché, in un clima come questo, in cui i partiti tradizionali arrancano e sono in difficicoltà, la differenza potrebbe farla proprio chi si è allontanato”.
Perché questo divario tra Renzi e Orlando?
“Renzi ha una naturale vocazione a leader, bisogna dargliene atto, però, dovrebbe fare i conti con i numeri. Della sua rottamazione, infatti, si è visto poco, se non una prigionia condivisa delle solite correnti del Pd che, dal referendum, si sono rafforzate. C’è una nuova stagione davanti e il Pd deve giocare con più forze possibili anche complementari tra loro. Dobbiamo ricostruire il partito visto che capita che, ci siano 25 iscritti in comuni di dieci mila abitanti. Poco credibile a livello politico”.
Che fare quindi?
“Rivedere le vicende dei partiti liquidi o gassosi. Ci vuole la ricostruzione di una rete di forze e, indubbiamente, dare il buon esempio con delle regole precise da seguire”.
Cosa indicano, per lei, gli schieramenti che si sono delineati in provincia.
“Tutto quello che Renzi voleva combattere e cioè le correnti che, col proporzionale, lieviteranno. I congressi vanno visti come il contributo per un partito unito, pensando che tutti facciamo parte dello stesso schieramento”.
Un appello per il 30?
“Andiamo a votare e abbandoniamo o comunque temperariamo l’isitinto attraverso un ragionamento politico. Il 4 dicembre scorso deve essere illuminante, perché la gente è andata a votarci contro o perché non abbiamo saputo comunicare o perché abbiamo fatto le cose senza ascoltare. Questo congresso, e mi rivolgo non tanto ai militanti quanto al gruppo dirigenziale, non è un raggio d’azione né uno scenario futuro. Chi la vede così non ha capito che viviamo una fase diversa e si spera anche con una legge elettorale diversa per cui non ci saranno più nominati, ma gente che si dovrà confrontare con gli elettori”.
