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Don Milani, più vivo che mai nel suo destino di prete scomodo

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Massimo Fornicoli a Barbiana

Massimo Fornicoli a Barbiana

Barbiana - La tomba di don Milani

Barbiana – La tomba di don Milani

Barbiana

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Barbiana – Nel ’67 mentre ero all’università con “Lettera ad una professoressa” è nato il mio amore per Don Milani, una fonte di spiritualità infinita, quasi benedettina, che si calava nella vita pratica come una potente preghiera laica, tanto era forte l’incarnazione dell’assoluto nell’umano povero.

Da mesi avevo progettato di andare a salutare il priore. Dopo 40 anni vi arrivo proprio mentre affiorano su di lui polemiche e dunque l’ho trovato più vivo che mai, nel suo destino di prete scomodo, e volutamente autentico, non facilmente interpretabile mentre testimoniava il Vangelo che impone in Matteo 5, 37: “Ma il vostro parlare sia: “Sì, sì; no, no”; il di più viene dal maligno”.

Avevo il desiderio di respirare l’aria di Barbiana e il suo “afflato amoroso” in questi giorni così “concretamente” interpretato da un scrittore che mi piace per l’acutezza psicologica dei ritratti dei suoi personaggi.

Intuire da alcune frasi di chi amava il gusto per l’iperbole, essere provocatorio nel linguaggio spesso non proprio metaforico.

Accade spesso che l’esclusione faccia sviluppare un comportamento reattivo e quest’ultimo si esprime in modo abnorme verso gli altri e il mondo.

Le difficoltà relazionali tra umani, prive “di parole per dirlo” ricorrono molto spesso al gesto e talvolta alla genitalità, a volte compulsiva. Laddove si osserva invece come, la vicinanza fisica, venga esclusa in persone che provano sentimenti di grande amore l’uno per l’altra.

Nei nostri tempi molto tecnologici, il piacere è fuori “sincro”, lo si prova nel rivedersi in foto e nei video nel fare sesso, dove l’amore rimane totalmente in disparte.

I sentimenti che più albergavano nell’animo di don Lorenzo li trovo espressi in una sorta di obbedienza rigorosissima a quanto lo richiamava il suo essere un prete.
“[…] Mi meraviglio che lei dopo la sua visita qui non abbia ancora capito che i miei ragazzi e io ci sforziamo quotidianamente di vivere in una elevata atmosfera di dedizione al prossimo, di problematica religiosa, morale, politica, culturale a alto livello. È ben umiliante per noi sentirci chiamare in basso a livello puerile, dispettoso, irreligioso […]”.

E in queste righe di una lettera a monsignor Giovanni Bianchi di Firenze del 20 ottobre 1963 è la risposta a ogni sorta di interpretazione che diventa necessariamente arbitraria.

Massimo Fornicoli


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