Viterbo – L’assenza di un renziano della prima ora in lista come Francesco Serra chiede vendetta. Sandro Mancinelli, pure lui renziano della prima ora, in vista delle primarie in programma il 30, fa un’analisi dell’importante passaggio politico. Particolarmente duro con Egidi: “Candidato in lista a sua insaputa” e critico con l’amministrazione Michelini dalla quale ci si sarebbe aspettato molto di più.
Il segretario provinciale Pd Andrea Egidi è secondo nella lista Renzi per il collegio di Viterbo, che ne pensa?
“Candidato… a sua insaputa. Anche se mi dicono che ci abbia fatto il “capanno” al Nazzareno. Anche dall’intervista contorta che vi ha rilasciato, concludo che sia stato catapultato in lista dal presidente del partito. Per come è il meccanismo della lista bloccata, almeno sarà eletto. Fin qui si è dedicato professionalmente alla carriera politica senza aver mai preso un voto vero. Questi sono i capolavori in cui riesce. Onore alla destrezza”.
Nella lista di Renzi spicca l’assenza di un renziano doc della prima ora, Francesco Serra. Come se lo spiega?
“C’è bisogno che spenda qualche parola per dire che sarebbe stata per consenso, profilo personale, percorso politico, la candidatura naturale? Chi incontro in questi giorni, anche avversari politici, si domanda e mi domanda perché non ci sia. Qualcosa avremo sbagliato certo, ma il metodo di decidere lontano e sopra le realtà locali produce purtroppo errori. È inevitabile che l’esito di queste scelte sia vissuto da tanti in modo inspiegabile, una ingiusta forzatura. Bisognerà rimediare”.
Luisa Ciambella capolista. Per la vicesindaca un posizionamento giusto?
“Le diversità sono chiare tra noi e loro. Dalla prima amministrazione di sinistra, dopo tanti anni, ci si aspettava di più in termini di cambiamento, di attenzione alla qualità della vita dei cittadini, dei più disagiati in primis, e per un rilancio della città. D’altra parte non avremmo fatto le primarie in competizione con Michelini e l’ampio fronte che lo sosteneva, compreso tutto lo stato maggiore del Pd, primarie vere e combattute, se avessimo avute uguali approcci. L’esperienza amministrativa che si sta avviando a termine rafforza in me la convinzione che qualche ragione forse l’avevamo. Ma la cosa che ora mi preme di più adesso è capire come si possa riproporre quella impostazione al prossimo giro. Non abbandono la speranza che si possa davvero cambiare anche a Viterbo. Quanto alla vicesindaca, può piacere o no, ma se ha un ruolo è anche perché qualche voto vero ce l’ha. La sua candidatura all’assemblea nazionale è il risultato del giro congressuale riservato agli iscritti. Più di tremila donne e uomini non hanno perso tempo nel partecipare ai congressi di circolo, con tutto il nostro articolato sistema di procedure, democratico per davvero, non come quello targato 5 stelle. Ed è ragionevole prenderne atto e non fregarsene. Perché quando si forza oltremisura la realtà, si rischia di andare a sbattere, oltre a commettere peccati di presunzione”.
Il centrosinistra a Viterbo risente della presenza di un personaggio quale Giuseppe Fioroni, più un limite o un vantaggio?
“Le vicende del comune capoluogo testimoniano una dialettica abbastanza esplicita, che mi pare possa ricondursi al confronto netto con la sua idea di un Pd asse di un’espansione moderata. Ritengo che siano categorie politiciste non proprio adeguate. Continuo a essere convinto che dobbiamo conquistare consensi con pratiche e obiettivi che vadano al cuore delle questioni più concrete del paese, delle sue arretratezze e ingiustizie. Perché non c’è altra proposta valida e vincente, se non ridare futuro. Se non cambiare e a fondo e non per finta. Decenni di immobilismi e conservatorismi, anche da sinistra, hanno prodotto la situazione che abbiamo. Non risolviamo l’enorme questione sociale del lavoro e di un nuovo stato sociale, quello che non c’è, quello non riconosciuto, quello che serve davvero, se non rimettiamo in moto il paese. E la Tuscia, che dopo anni di crisi prolungata marca ancora più distanze, necessita di un impegno straordinario da parte della politica. Per ritornare alle questioni locali, ai temi in campo con il congresso, non penso che si possa costruire un Pd all’altezza del compito, se non partendo da una comune premessa generale. Sostenere Renzi è il preambolo base. Il resto è tutto da costruire. Abbiamo materia sufficiente di confronto nel merito delle cose, mi pare”.
Come vede la proposta di Orlando, che nella Tuscia ha il sostegno tra gli altri di Panunzi e Mazzoli?
“Provo grande rispetto innanzitutto, perché se ci si confronta in maniera serena e costruttiva, il merito va sempre a tutte le parti in campo. Ci si confronta su una idea diversa di Pd e del suo ruolo. La stessa diversa opzione sul segretario come candidato premier contiene le due impostazioni che semplifico come più maggioritaria o più proporzionalista. Richiamano questioni di contenuto programmatico e proposte di governo diverse. Dopo il 4 dicembre, lo scenario cambia, ma rassegnarsi alla deriva proporzionalistica è condannare il paese alla palude. Penso che serva coerenza politica pure sulle questioni locali. Ho sempre diffidato dei rivoluzionari in Sudamerica e riformisti a Viterbo o il contrario. Perché poi nei fatti non si è né l’uno né l’altro. Al massimo si campicchia, per dirla col grande Totò. Quindi anche sulle scelte locali, che poi tali non sono mai, dovremo partire dalla stessa impostazione politica”.
Ovvero?
“Se penso a come organizzare i servizi pubblici, come immaginare lo sviluppo territoriale come crescita imprenditoriale e non assistenzialismo, come affrontare i temi delle infrastrutture per farle davvero, come riorganizzare la presenza pubblica eliminando sprechi e doppioni e cogliendo meglio esigenze vere, non posso non vedere come nel concreto anche nel Pd, da visioni generali diverse, si apra un confronto sulle singole scelte. E penso in particolare a temi come sanità, trasporti, casa. Un confronto che non ha fatto il Pd viterbese fino ad oggi, non governando di fatto complessivamente nessuno dei processi. Un partito viterbese che non esercita questo ruolo d’indirizzo e non è nemmeno minimamente luogo di garanzia di un dibattito ordinato e aperto, a che e a chi serve? Se è solo utile a costruire e rivendicare candidature, mi pare che costi troppo. Non so quanto, ma sempre troppo”.
Perché il 30 aprile alle primarie si dovrebbe votare per Renzi?
“Se vogliamo avere ancora una possibilità d’affrontare al meglio le prossime scadenze elettorali, quella di Renzi è la migliore carta che possiamo giocare. È difficile negare che conservi la forza di una proposta di governo che trova solide ragioni di concretezza e fattibilità, non negando le ragioni che lo hanno imposto nello scenario nazionale. Si propone e ripropone, senza negare errori e limiti, con una piattaforma che guarda al paese, alle sue debolezze ma anche alle sue potenzialità, soluzioni sicuramente innovative e necessarie. Lo fa parlando dei valori propri del nostro campo, collocati nell’Europa e nel mondo di oggi. Meno sventolio di bandiere rosse e più azioni di governo e cambiamento vero. Non sono né la paura autarchica della destra nostrana, né le fantasiose ricette di decrescita felice del Movimento 5 stelle le soluzioni. Quindi, il 30 aprile, come faccio dalla prima volta nel 2012, sosterrò senza alcun dubbio Renzi e la sua proposta, e mi adopererò perché prevalga nettamente. Più chiaro sarà il risultato, più libero sarà di praticare le politiche che propone. Le beghe locali troveremo sede e modo di sistemarle”.

