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Fratelli Medde e buttafuori, al via il processo

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Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Viterbo – Al via il maxiprocesso “Toro loco”, ai nastri di partenza già col suo carico di prescrizioni che nel giro di qualche mese ridurranno di due terzi il numero dei capi d’imputazione, da 35 a 11. Ventiquattro gli imputati, destinati a scendere di una decina entro luglio. Due le parti civili.

Sono due giovani che nel lontano 2009 furono riempiti di botte. Uno riportando lesioni per oltre 40 giorni di prognosi, l’indebolimento perpetuo della vista e uno sfregio permanente sul volto. Proprio per questo il pm Massimiliano Siddi ha chiesto la riqualificazione del reato da lesioni a lesioni aggravate, ottenendo il prolungamento a ottobre dei termini di prescrizione e una speranza in più per le vittime che chiedono giustizia. 

Si aggrava quindi la posizione dei presunti aggressori. Tra le prove sono stati acquisiti tre verbali di pronto soccorso, le cartelle cliniche di due interventi chirurgici e la relazione del medico legale che ha visitato la vittima all’inizio di quest’anno. Il più grave dei feriti ha riportato diverse fratture al volto, tra cui la frattura del setto nasale, della mascella e una frattura intra-extraoculare. Sul volto gli è rimasta una cicatrice e la sua vista non è più tornata quella di prima. Tutto documentato nel fascicolo del processo. 

Il processo scaturisce dall’operazione Toro Loco che nel 2009 portò all’arresto per associazione per delinquere dei fratelli sardi Salvatore, Gavino, Giovanni e Giuseppe Medde allargandosi a una trentina di indagati, tra cui alcuni buttafuori, presunti appartenenti a un unico sodalizio criminale.

Fu l’esito di un complesso lavoro d’indagine su una lunga serie di episodi violenti nel Viterbese, tra pestaggi in discoteca e auto incendiate, tra il 2008 e il 2009. Oltre che ai fratelli Medde, l’associazione per delinquere fu contestata anche a un gruppo di buttafuori, accusati di violenze sui frequentatori dei locali in cui svolgevano il servizio di sicurezza.  

Già in sede di udienza preliminare, a marzo 2016, in quattro sono stati prosciolti per prescrizione, che ha fatto anche strage di accuse. Il gup, all’epoca, ha depennato una decina di capi di imputazione troppo vecchi e, quindi, fuori tempo massimo. 

A processo, il fascicolo “Toro loco” è arrivato quindi già sfoltito. Meno accuse, meno accusati e senza più grande accusatore Ivan Massari, che ha patteggiato un anno e dieci mesi e 2200 euro di multa. L’indagine partì proprio dall’aggressione che Massari subì a Castel Sant’Elia nel 2009.

Gavino Medde – già condannato nell’inchiesta “Mamuthones” insieme ai suoi fratelli – gli sparò con un fucile a pallini. A quel punto, Massari cominciò a collaborare con la procura che, sulle sue rivelazioni, aprì più filoni d’inchiesta, iscrivendo anche Massari nel registro degli indagati. 

Lo scenario merso è quello di un gruppo compatto di intermediari e recuperatori di crediti con metodi violenti. Dalle botte alle minacce di morte, fino alle macchine e porte di casa bruciate. “Regolatori di conti”, per la procura, chiamati per far ritirare denunce o estorcere denaro. Sempre con mezzi intimidatori, secondo il sostituto procuratore Massimiliano Siddi. Ad aprile saranno ascoltati i primi testimoni dell’accusa. 


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