Viterbo – Furbetti della Asl, pioggia di provvedimenti disciplinari. Dieci in tutto, per altrettanti dipendenti coinvolti nell’inchiesta della procura coordinata dal sostituto procuratore Paola Conti. Un licenziamento e otto sospensioni temporanee dal servizio senza retribuzione.
Il più pesante nei confronti dell’infermiera Stefania Gemini, licenziata in tronco come era già successo il 30 marzo alla dirigente Tiziana Riscaldati.
Per gli altri nove è scattato un periodo di sospensione non retribuita dal lavoro. Per cinque dipendenti sono stati disposti tre mesi di sospensione senza stipendio. Per altri tre degli indagati del reparto un mese di sospensione senza stipendio. Per uno è stata disposta la sospensione di sei mesi senza stipendio. Solo per un dipendente, invece, la procedura risulta al momento sospesa. Le sospensioni saranno efficaci entro il 30 aprile.
Ventitré in tutto gli indagati a vario titolo per truffa, tra cui spicca Tiziana Riscaldati, la dirigente del servizio di medicina trasfusionale dell’ospedale di Belcolle e l’infermiera Stefania Gemini, addetta alla predisposizione della liquidazione dell’unità operativa.
L’infermiera, 47 anni, falsificando queste schede non solo avrebbe “ostacolato l’esatta ricostruzione dell’attività svolta dal servizio di medicina trasfusionale”, ma anche “lo svolgimento delle stesse indagini” che erano in corso.
Le schede che sarebbero state “artatamente create” vanno dal 19 novembre 2015 al 25 febbraio 2016. Stefania Gemini è accusata di falso anche per aver “rendicontato a proprio favore 154 schede di rimborso attestanti la propria partecipazione a trasfusioni a domicilio effettuate dal solo medico, o dal medico con l’assistenza di un altro infermiere”. Insomma, in entrambi i casi la 47enne non c’era ma risultava come se ci fosse “percependo indebitamente 11mila 700 euro”. L’accusa è anche di truffa.
Secondo l’accusa anche la dirigente Riscaldati “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e con artifizi e raggiri” avrebbe attestato “falsamente la propria presenza in servizio, mediante dichiarazioni fittizie”. Seppur non tenuta all’orario di lavoro perché dirigente, “utilizzava il badge per attestare la presenza sul posto di lavoro per ottenere un vantaggio economico in maniera fraudolenta”.
In poco più di un mese Tiziana Riscaldati, 60 anni, non si sarebbe presentata sul posto di lavoro per decine e decine di ore. L’indagine della Guardia di finanza, coordinata dalla pm Paola Conti, prende il via a fine 2015. Dalle intercettazioni di una precedente indagine, i finanzieri scoprono che nel reparto c’è chi timbra il cartellino e poi si allontana dall’ospedale. Ma anche chi vidima il badge dei colleghi che restano a casa o si dedicano ad altro: una dipendente è stata sorpresa a fare spese, un’altra ad assistere a una recita di Natale.
I provvedimenti disciplinari
Tiziana Riscaldati, nata il 31 agosto 1957 ad Acquapendente – licenziamento
Stefania Gemini, nata il 23 dicembre 1969 a Viterbo – licenziamento
Maurizio Trenta, nato il 21 settembre 1959 a Viterbo – sospensione senza retribuzione per 6 mesi
Daniele Piccione, nato il 23 luglio 1980 a Roma – sospensione dal servizio senza retribuzione per 3 mesi
Alvaro Saleppichi, nato il 24 luglio 1959 a Viterbo – sospensione dal servizio senza retribuzione per 3 mesi
Rosaria Amato, nata il 18 aprile 1954 a Niscemi – sospensione dal servizi senza retribuzione senza retribuzione per 3 mesi
Donatella Salvatori, nata il 14 marzo 1970 a Viterbo – sospensione senza retribuzione per 3 mesi
Eliana Ferlicca, nata il 7 febbraio 1971 a Montefiascone – sospensione senza retribuzione per 3 mesi
Simone Sampietro, nato il 12 giugno 1979 a Terni – sospensione senza retribuzione per 1 mese
Tonino Mancini, nato il 13 marzo 1961 a Bolsena – sospensione senza retribuzione per 1 mese
Michela Carone, nata il 28 luglio 1976 a Viggiano – sospensione senza retribuzione per 1 mese
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


