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I baby pusher spacciavano anche a scuola

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Montefiascone - Le immagini realizzate ed elaborate dai carabinieri dell'operazione Giardinetti

Montefiascone – Le immagini realizzate ed elaborate dai carabinieri dell’operazione Giardinetti

Montefiascone - Le immagini realizzate ed elaborate dai carabinieri dell'operazione Giardinetti

Montefiascone – Le immagini realizzate ed elaborate dai carabinieri dell’operazione Giardinetti

Montefiascone – Le immagini realizzate, elaborate e diffuse dai carabinieri dell'operazione Giardinetti

Montefiascone – Le immagini realizzate, elaborate e diffuse dai carabinieri dell’operazione Giardinetti

Montefiascone – Avrebbero spacciato hashish e marijuana anche a scuola, in un istituto di Viterbo, alcuni degli indagati dell’operazione Giardinetti. Dieci baby pusher: sei maggiorenni (di cui quattro finiti ai domiciliari) e quattro minorenni, monitorati per mesi dai carabinieri del Norm di Montefiascone.

La cessione – come si legge nelle carte dell’inchiesta – in alcuni casi sarebbe avvenuta anche a scuola: “Ok. Al cambio dell’ora, bagno”. Ma il quartier generale dello spaccio era il parco comunale nel centro storico di Montefiascone, a 150 metri dalle scuole elementari. Da qui il nome dell’operazione – Giardinetti -, coordinata dalla procura di Viterbo e da quella del tribunale per i minori di Roma.

Le indagini dei carabinieri scattano a settembre 2016. I militari documentano lo spaccio tramite delle telecamere nascoste. I baby pusher avrebbero incontrato i clienti sulla scalinata che collega le due aree dei giardini. Lo spaccio sarebbe avvenuto quotidianamente, dal primo pomeriggio fino a notte inoltrata.

La droga, celata in piante e cespugli e nei luoghi più nascosti del parco, sarebbe stata confezionata e consumata sul momento: nella maggior parte dei casi gli assuntori avrebbero fumato gli spinelli subito dopo averli acquistati, così da rendere vano qualsiasi controllo all’uscita dai giardini. Cessioni, preparazione e consumo sarebbero avvenuti anche in presenza di bambini. In alcuni filmati si vedono due bimbi di dieci anni intenti a osservare lo spaccio mentre giocano nel parco, uno con il monopattino e l’altro su una bicicletta.

A tradire i baby pusher Messenger e Whatsapp. Messaggi vocali, foto e chat. Gli investigatori avrebbero trovato nei cellulari anche scatti di hashish e marijuana, spedite per mostrare la merce o per indicare il nascondiglio dove trovarla dopo aver preso accordi. Ma a rivelarsi incriminanti sono state soprattutto le conversazioni in chat, dal tenore inequivocabile, che avevano per tema centrale lo spaccio.

Il nascondiglio della droga: “Nel contatore de la tu nonna. Il contatore era chiuso. Te l’ho messo sotto al vaso vicino alla porta. Quello del lato sinistro verso il contatore”. Un invito alla prudenza: “Passate qua sotto. Dovete passà senza fa’ niente di sospetto. Io me affaccio alla finestra e ve la lancio”. Problemi a farsi pagare: “Non te risei fatto trovà. Devi fuggì per 20 euro?”. Problemi che a volte persistono: “Non te fai sentì, non te fai vedè. Me dici se vedemo domani e poi non veni a scola. L’unico modo per trovarti è venì in classe tua”.

Le indagini sono state coordinate sia dal sostituto procuratore viterbese Paola Conti, che da quello della Capitale Gaetano Postiglione. La pm Conti si è occupata degli spacciatori maggiorenni – quattro 20enni finiti ai domiciliari il 24 marzo scorso -; il pm Postiglione di quelli minorenni. I baby pusher sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Paolo Delle Monache e Samuele De Santis.


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