Viterbo – Il padre imputato. La madre presunta vittima di maltrattamenti. Le figlie, 20enni, testimoni, in aula, davanti al giudice: “Papà prendeva per il collo mamma, voleva soffocarla”.
In tribunale a ripercorrere i presunti maltrattamenti subiti dalla madre per mano del papà. Sedute sul banco dei testimoni ci sono due sorelle, di 21 e 25 anni, di un paese della provincia. “La insultava in continuazione – dicono al giudice Rita Cialoni -. Era geloso e l’accusava di fare l’oca con gli altri uomini, soprattutto con un collega. La minacciava anche di farle perdere il lavoro: ‘Te la faccio pagare’, le ripeteva. Mamma non poteva nemmeno andare al mare con le amiche”.
Poi i maltrattamenti. “Più di una volta papà l’ha presa per il collo – raccontano le figlie -. Voleva soffocarla. Le tirava i capelli, la riempiva di lividi. Le ha anche spinto il tavolo della cucina contro, tirandole le forchette addosso. Una sera, incazzato, le ha messo il dito sotto il mento; poi ha iniziati a prendere a cazzotti la porta della camera. ‘Puttana – le urlava contro -, rompo la porta per non ammazzarti’. L’ha spaccata tutta, tagliandosi anche la mano. C’era sangue ovunque”.
Non solo le botte, non solo le offese (“Puttana, troia, stronza”), ma anche presunti stalking. “Dopo essersene andato di casa, papà ha iniziato a seguire mamma in continuazione – ha spiegato la figlia maggiore -. Passava sempre davanti casa, e lo hanno visto anche i vicini. Un pomeriggio sarebbe dovuto andare a prendere mia sorella all’uscita dalla lezione di guida, ma non l’ha fatto perché ci stava seguendo fino a Vetralla. Voleva vedere che facevamo di ‘strano’. Ma dovevamo solo fare degli acquisti”.
“Spesso – sottolinea la figlia minore – incontravo papà al bar. Ubriaco. Diceva che era tutta colpa mia, che la causa della separazione con la mamma ero stata io. Ho iniziato a stare male, a soffrire di attacchi di panico. Avevo paura, come mia madre e mia sorella. Soffrivamo, tanto”.
A dicembre la prossima udienza. La donna si è costituita parte civile.
