|
|
Viterbo – Una Land Rover Defender da 23.700 euro al centro dell’udienza di ieri del processo per truffa e appropriazione indebita ai fratelli Matteo e Leonardo Leporatti, imprenditori viterbesi nel ramo automobilistico. Sono finiti alla sbarra col padre Corrado e i collaboratori Domenico Manzotti e Andrea Melito.
Ieri sono sfilati i primi testimoni del pm Fabrizio Tucci. Tra loro una presunta vittima, che si è costituita parte civile, dopo aver perso circa 5mila euro spesi per l’acquisto di una Land Rover Defender, in realtà di proprietà di una società di leasing e non della concessionaria gestita nel 2011 dai fratelli. “Avevo fatto un finanziamento di 23.700 euro e già pagato rate per circa 5mila euro – ha detto – ma dopo tre mesi la polizia stradale mi ha sequestrato la macchina e non l’ho più vista”. Ma si è trovato più volte in difficoltà, incalzato dalla difesa.
In aula anche un concessionario di Roma. Sono quindi usciti i nomi dei clienti dei Leporatti, amanti delle auto di lusso, tra i quali manager, imprenditori e altri personaggi in vista del capoluogo e della provincia.
Il processo è figlio dell’operazione Game Over. Nel gennaio 2014, i cinque imputati furono denunciati a piede libero per truffa e appropriazione indebita, al termine di un’operazione congiunta di stradale e finanza. E accusati anche di associazione per delinquere finalizzata alla frode commerciale e fiscale. Tramite falsi certificati di proprietà, avrebbero venduto auto intestate a società di leasing. Oppure avrebbero noleggiato vetture lasciate in concessionaria da ignari clienti in conto vendita.
Secondo il pm Fabrizio Tucci, titolare dell’inchiesta, l’escamotage sarebbe stato semplice: dar vita ad una azienda con un nome diverso da quella, fatta fallire, precedentemente attiva, intestata a persone diverse. In questo modo, oltre a sottrarsi alle richieste di risarcimento delle persone truffate, sarebbero riusciti a portare avanti indisturbati un illecito commercio di veicoli di lusso, tra cui Ferrari. Per un giro d’affari superiore al milione di euro.
Ma il tribunale di Viterbo ha già azzerato quasi la metà delle accuse per un vizio di forma. Un’irregolarità nelle denunce sporte all’autorità giudiziaria che ha travolto mezzo processo, spazzando via 8 capi di imputazione su 20. I raggiri ipotizzati dall’accusa (pm Fabrizio Tucci) risalgono a un periodo compreso tra dicembre 2009 e ottobre 2012. L’importo delle presunte truffe, alla luce dell’alleggerimento dei capi d’imputazione, si aggira attorni ai 300mila euro.

