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No all’archiviazione, firma anche Fiorella Mannoia

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Attilio Manca

Attilio Manca

Angela Gentile, mamma di Attilio Manca all'uscita dal tribunale

Angela Gentile, mamma di Attilio Manca all’uscita dal tribunale

 

Fiorella Mannoia

Fiorella Mannoia

Viterbo – Caso Attilio Manca, anche Fiorella Mannoia firma la petizione contro l’archiviazione. E anche un ex collega urologo di Belcolle, il dottor Simone Maurelli. 

Chiuso il caso per la procura di Viterbo con la condanna a 5 anni e 4 mesi della presunta spacciatrice Monica Mileti, i familiari dell’urologo di Belcolle – originario di Barcellona Pozzo di Gotto, trovato morto nella sua abitazione della Grotticella il 12 febbraio 2004 – sperano ancora nella Dda di Roma. L’obiettivo è dimostrare che il medico 35enne non è morto per un mix di alcol, tranquillanti ed eroina, ma è stato ucciso dalla mafia. 

“Non archiviate l’inchiesta sulla morte di Attilio Manca”. E’ l’appello al procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, al procuratore aggiunto Michele Prestipino e al sostituto procuratore Maria Cristina Palaia. Tra i primi firmatari della petizione don Ciotti e la redazione di Antimafiaduemila, ma ci sono anche i cantanti Fiorella Mannoia e Daniele Silvestri. 

Secondo gli avvocati Fabio Repici e Antonio Ingroia, che assistono i genitori e il fratello di Manca, l’urologo avrebbe visitato il capo di cosa nostra Bernardo Provenzano prima o dopo il suo intervento alla prostata a Marsiglia nell’autunno del 2003, dopodiché sarebbe stato eliminato in quanto testimone scomodo della rete di protezione extramafiosa eretta attorno al boss.

Il 29 marzo il tribunale di Viterbo ha emesso la sentenza di condanna a 5 anni e 4 mesi nei confronti di Monica Mileti accusata di avere ceduto la droga al giovane urologo siciliano.  Ma il caso è ancora chiuso per la procura distrettuale antimafia di Roma, dove da più di un anno è aperto un fascicolo contro ignoti sotto la dicitura “omicidio volontario”.

Ed è alla procura capitolina che la famiglia Manca si appella, per fare in modo che il caso relativo alla morte del proprio congiunto non sia archiviato. Il fascicolo aperto a Roma racchiude tra l’altro le testimonianze di quattro collaboratori di giustizia che, a vario titolo, circoscrivono la morte di Attilio Manca all’interno di un disegno criminoso dove,  a detta loro, si muovono mafia, servizi segreti “deviati” e massoneria.

Giuseppe Campo, un ex picciotto della provincia di Messina ha raccontato recentemente agli investigatori ed ai legali della famiglia Manca di essere stato incaricato lui stesso da un boss del messinese (a dicembre del 2003), di uccidere Attilio Manca con una pistola, ma che dopo un paio di mesi da quel primo incontro, gli era stato confidato che il giovane urologo siciliano era già stato ucciso a Viterbo. Le dichiarazioni di Campo si aggiungono a quelle di Giuseppe Setola, Stefano Lo Verso e Carmelo D’Amico. Quest’ultimo nel 2015 ha rivelato agli inquirenti di essere stato messo a conoscenza del progetto omicidiario nei confronti di Attilio Manca a cui avrebbero preso parte esponenti di cosa nostra, apparati dei servizi di sicurezza “deviati” in contatto con esponenti della massoneria.


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