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Vignanello – Aggressione di Casapound per un post ironico su Facebook contro Casapound, la vittima e l’amico hanno cristallizzato la loro versione davanti al pm Stefano D’Arma e al gip Savina Poli. L’incidente probatorio si è protratto per oltre due ore, durante le quali i due ragazzi hanno fornito agli inquirenti la versione definitiva. Dopo di che il caso può considerarsi chiuso, in attesa delle conclusioni della procura.
Il 24enne di Vallerano, inseguito e malmenato l’11 febbraio a Vignanello da un gruppo di sei giovani di estrema destra, tra cui tre minorenni, era accompagnato dai genitori e da un legale, l’avvocato Clementina Bracci. Per i tre maggiorenni accusati di lesioni aggravate e tentata violenza c’erano i difensori Samuele De Santis e Domenico Gorziglia.
Due sono indagati a piede libero, Alessandro Procaccioli e Luca Santini, mentre si trova tuttora agli arresti domiciliari dal 15 marzo il presidente di Casapound Cimini, Jacopo Polidori, 30 anni, che avrebbe preso a cinghiate il 24enne quando era già stato steso a terra sanguinante, con il naso e un incisivo rotti, in seguito al punto che gli avrebbe sferrato un minorenne. Dopo che il gip ha negato i permessi lavorativi e dopo il ricorso al Riesame, la difesa presenterà una nuova istanza per l’alleggerimento o la revoca della misura.
Nel frattempo si sarebbe alleggerita la posizione di uno degli altri due maggiorenni indagati, Alessandro Procaccioli. Nè il 24enne, né il testimone, infatti, lo avrebbero identificato tra gli autori dell’aggressione e non lo avrebbero visto neanche all’interno della pizzeria, dove sembra che gli attivisti di Casapound fossero divisi in due gruppi, seduti in due tavoli diversi, uno dei quali stava festeggiando un compleanno. Avrebbero invece identificato senza dubbi gli altri cinque.
Dopo il trasporto della vittima in ospedale, qualcuno sarebbe tornato sul luogo dell’aggressione.
La vittima avrebbe rivendicato oltre tre anni di impegno a sinistra, il suo essere antifascista e di sentirsi libero di esprimere le sue opinioni e continuare a farlo. Non si sarebbe detto intimorito dall’aggressione, denunciata la mattina successiva solo per motivi tecnici, e integrata con un’ulteriore denuncia a distanza di una settimana. Nessuno lo avrebbe avvicinato per minacciarlo di ritorsioni nei giorni successivi, tanto che non ha avuto problemi a condividere su Facebook post della manifestazione contro la violenza.
Più cauto il testimone. Il giovane non si sentirebbe tranquillo, si sentirebbe minacciato, più volte avrebbe incrociato sguardi torvi, anche di mattina quando va a prendere il pullman. Una volta che era con la ragazza uno di estrema destra gli avrebbe detto “meglio che vado via” . Ma l’episodio più inquietante, che non sarebbe però riuscito a circoscrivere, sarebbero dei messaggi circolati sui social o su whatsapp con scritto “chi ha la lingua lunga morirà”.
La vittima ha riconosciuto gli aggressori che lo hanno malmenato, il testimone ha detto più genericamente di avere assistito a un parapiglia. A parte uno dei tre maggiorenni, entrambi hanno confermato che a inseguirli sono stati gli altri cinque sotto inchiesta.
“Il mio assistito risulta del tutto estraneo, mi aspetto un’archiviazione”, commenta De Santis, che assiste l’unico non riconosciuto né tra i partecipanti, né tra i presenti. Secondo il legale: “In questa vicenda la politica mi pare più un’occasione che un movente”.

