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Omicidio di Tuscania, è giallo sull’ora della morte

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Angelo Gianlorenzo

Angelo Gianlorenzo

Tuscania – Omicidio di Ferragosto in località Castellaccio, resta un giallo l’ora della morte. L’autopsia della dottoressa Maria Rosaria Aromatario sul cadavere dell’83enne trovato morto nelle campagne di Tuscania il 14 agosto scorso non ha potuto chiarire con certezza l’ora della morte.

Il medico legale della Sapienza nominato dalla procura ha indicativamente fissato tra le 9 e le 11 il decesso di Angelo Gianlorenzo. Ma l’anziano potrebbe anche essere deceduto prima oppure dopo. “Lo spostamento del cadavere –si legge nella relazione depositata in procura – e la conservazione in luoghi refrigerati hanno influenzato in modo sostanziale l’andamento dei singoli fenomeni, pertanto non più utilizzabili in modo scientificamente attendibile”.

“Non risulta disponibile – spiega la dottoressa Aromatario – la misurazione della temperatura rettale che avrebbe forse potuto fornire informazioni di maggiore attendibilità. Troppo generica e non utile risulta l’affermazione del figlio ‘una volta chinatomi sul corpo lo toccavo e sentivo che era freddo’, anche in considerazione del fatto che il corpo era esposto al sole”.

L’ispezione cadaverica, inoltre, è stata effettuata a due giorni dal rinvenimento e il cadavere del poveretto sarebbe stato on fase di inziale trasformazione putreffativa: “Con diffusa colorazione verdastra della cute”.

La vittima sarebbe morta di crepacuore dopo un pestaggio devastante. Ferite da corpo contundente alla testa. Il volto tumefatto. Segni sulle braccia, come se si fosse strenuamente difeso dal suo aggressore. Lo sterno letteralmente fracassato per la violenza dei colpi ricevuti. Evidenti i segni di colluttazione: “Ci sono lesioni compatibili con l’uso di mezzi di offesa naturali quali mani e piedi e in parte con impatti nell’atterramento della vittima al suolo”.

“La verità è che, chi ha ucciso Gianlorenzo, lo ha fatto massacrandolo di botte, fino a quando il suo cuore non ha retto allo stress psico-fisico e ha smesso di battere. Un delitto efferato, un omicidio reso ancora più crudele dalle modalità con cui il poveretto è stato ridotto in fin di vita e lasciato morire”, commenta l’avvocato Giovanni Bartoletti, che assiste la famiglia. “Chi sa parli”, dice il legale. 

Resta ignota l’arma del delitto, ma sarebbe stato colpito con un solo oggetto contudente: “E’ da ritenere – dice il medico legale – che si sia trattato di un unico mezzo di offesa utilizzato in rapida sequenza, quando la vittima era in movimento, in fase di caduta e mentre era a terra”. 

Contro l’unico indagato, Aldo Sassara, 75 anni, per ora soltanto indizi, che non sarebbero corroborati dagli accertamenti del Ris. Si tratta di un parente, il cognato, con cui da anni era in corso una diatriba in sede civile per questioni di proprietà.

Della sua presenza sulla scena del crimine non ci sarebbe alcuna traccia. Nessuna traccia dei mezzi agricoli di Sassara, tuttora sotto sequestro. A distanza di nove mesi il difensore Marco Valerio Mazzatosta ha chiesto due volte il dissequestro, rigettato però dal gip in attesa degli ultimi riscontri.


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